Questa mattina, sabato 6 settembre, si è tenuta davanti al Gip del Tribunale di Napoli l’udienza per la convalida del fermo nei confronti di Lucia Salemme, 58 anni, accusata di aver ucciso il marito, Ciro Rapuano, 59 anni.
Il tragico episodio è avvenuto nella notte tra mercoledì 3 e giovedì 4 settembre, tra le 2:30 e le 2:45, tra le mura domestiche della loro abitazione in via Sant’Arcangelo a Baiano, nel quartiere Pendino–Forcella. Sotto choc i familiari: in casa si trovavano la figlia trentenne della coppia e una nipotina di sette anni che dormiva in un’altra stanza.
Lucia Salemme ha dichiarato agli agenti di essersi difesa da un’aggressione subita dal marito, che l’avrebbe ferita con un coltello, procurandole una ferita al braccio suturata con oltre 30 punti.
La donna avrebbe poi preso un secondo coltello trovato sotto il cuscino e lo avrebbe usato per colpire ripetutamente il marito, anche alla schiena, causandone la morte. Secondo alcune ricostruzioni, il numero dei fendenti va da circa 40 fino a 50–60 .
Al momento del delitto, nessuna denuncia precedente per maltrattamenti era emersa, sebbene la donna abbia raccontato di anni di violenze subite in silenzio.
La donna è attualmente detenuta nel carcere di Secondigliano, in isolamento, sotto stretta osservazione per via del suo stato psicofisico.
Tra gli elementi su cui si concentrano le indagini vi sono la modalità dell’aggressione (colpi inferti anche quando la vittima era già a terra), la presenza in casa di due coltelli di grandi dimensioni, e la testimonianza della figlia 28enne, che ha visto la madre colpire il padre ormai esanime.
L’autopsia e altri accertamenti saranno determinanti per ricostruire l’esatta dinamica della tragedia e valutare eventuali attenuanti, come la legittima difesa.











