Aveva 21 anni, studiava per diventare cuoco, giocava a calcio e viveva a Paliano con la sua famiglia. La notte tra il 5 e il 6 settembre 2020 intervenne per fermare una lite. In pochi secondi fu travolto da una violenza che gli tolse la vita. Oggi il suo nome è diventato un simbolo del rispetto e dell’altruismo.
Willy Monteiro Duarte, un ragazzo di 21 anni, quella notte avrebbe potuto semplicemente voltarsi e andare via, ma non lo fece. Vide un amico in difficoltà e decise di intervenire e per questo motivo non ha fatto più ritorno a casa.
Chi era Willy
Willy era nato a Roma da genitori originari di Capo Verde e viveva con la famiglia a Paliano, in provincia di Frosinone.
Aveva frequentato l’istituto alberghiero di Fiuggi e lavorava come aiuto cuoco. Il suo mondo era fatto di cose semplici: la famiglia, gli amici, il lavoro, il calcio. Era un grande tifoso della Roma e giocava nella squadra di Paliano.
Chi lo conosceva lo descriveva come un ragazzo solare, sempre pronto a sorridere. Non aveva una vita fatta di clamore.
Aveva 21 anni e davanti a sé una vita ancora tutta da costruire.
La sera del 5 settembre 2020 aveva finito di lavorare e come tanti ragazzi della sua età, aveva deciso di trascorrere qualche ora con gli amici.
Non poteva sapere che quella sarebbe stata l’ultima notte della sua vita.
La notte di Colleferro
È circa l’1.30 della notte tra il 5 e il 6 settembre 2020.
Willy si trova a Colleferro, in largo Santa Caterina, una zona frequentata dai giovani e dai clienti dei locali.
Poco distante ci sono alcuni suoi amici, scoppia una lite. Secondo la ricostruzione giudiziaria, la discussione coinvolge inizialmente altre persone. Un amico di Willy viene colpito e cade a terra.
Willy vede quello che sta accadendo e interviene, non per partecipare alla rissa, ma per cercare di fermarla e aiutare il suo amico.
È in quel momento che arrivano i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, insieme a Mario Pincarelli e Francesco Belleggia.
La situazione precipita: Willy viene colpito, un calcio al torace lo fa cadere a terra, poi arrivano altri colpi. Pugni e calci mentre è già a terra e non riesce più a reagire.
Secondo la ricostruzione dei giudici, l’aggressione dura appena una cinquantina di secondi. Un tempo brevissimo, ma sufficiente a distruggere una vita.
Il cuore spezzato dalla violenza
L’autopsia restituisce la misura della violenza subita.
Il ragazzo muore dopo il pestaggio.
La notizia attraversa rapidamente Colleferro, Paliano, Artena e poi tutta l’Italia, la fotografia di quel ragazzo sorridente comincia a comparire ovunque ed è proprio quel sorriso a diventare una delle immagini più potenti contro la violenza.
La famiglia e quel dolore senza spiegazioni
A Paliano la notizia arriva come uno schiaffo.
Willy era conosciuto, era uno di quei ragazzi che tutti avevano visto crescere. La sua famiglia, originaria di Capo Verde, viveva da anni nella comunità.
Nei giorni successivi, la madre Lucia racconta il dolore per un figlio uscito di casa per trascorrere una serata con gli amici e mai più tornato.
I funerali si svolgono al campo sportivo di Paliano. La famiglia chiede di non trasformare l’ultimo saluto in uno spettacolo mediatico e lancia anche un messaggio destinato a colpire profondamente: niente fiori, ma gesti di bene.
Il processo e le condanne
La vicenda giudiziaria è stata lunga e complessa.
Nel primo grado, la Corte d’Assise di Frosinone condanna all’ergastolo i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, mentre per Mario Pincarelli arriva una condanna a 21 anni e per Francesco Belleggia a 23.
In appello, le pene dei fratelli Bianchi vengono ridotte a 24 anni dopo il riconoscimento delle attenuanti generiche.
La Cassazione riconosce poi la responsabilità penale degli imputati per omicidio volontario e dispone ulteriori passaggi processuali per la posizione dei fratelli Bianchi.
Nel novembre 2025 diventa definitivo l’ergastolo per Marco Bianchi, mentre per Gabriele viene disposto un nuovo giudizio limitato alla valutazione delle attenuanti.
L’8 giugno 2026 arriva la nuova sentenza: la Corte d’Assise d’Appello di Roma condanna anche Gabriele Bianchi all’ergastolo.
Sono quindi definitive le condanne a 23 anni per Belleggia e 21 anni per Pincarelli, oltre all’ergastolo per Marco Bianchi. Per Gabriele la difesa ha annunciato ricorso in Cassazione.
Willy diventa un simbolo
Il 6 ottobre 2020, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli conferisce alla memoria la Medaglia d’oro al valor civile.
La motivazione parla di «eccezionale slancio altruistico» e di «straordinaria determinazione».
Willy viene riconosciuto come esempio di generosità, altruismo, coraggio e senso civico.
Poi arriva un altro riconoscimento ancora più importante perché destinato a parlare alle generazioni future.
Il 20 gennaio, giorno della nascita di Willy, diventa la Giornata nazionale del rispetto, istituita dalla legge 70 del 2024 nell’ambito delle norme contro bullismo e cyberbullismo.
Il suo compleanno diventa così una giornata dedicata al rispetto degli altri, alla solidarietà e al contrasto della prevaricazione.
«Non ricordate Willy come un eroe»
Nel 2025, a cinque anni dalla morte, Sergio Mattarella torna a Colleferro.
Nel suo intervento definisce Willy «un italiano esemplare» e invita a non dimenticare, ma sono soprattutto le parole della madre Lucia ad assumere un significato importante: chiede che suo figlio non venga ricordato soltanto come un eroe, ma «come un ragazzo semplice e amico di tutti» e lancia un messaggio ancora più forte che esorta a vivere senza odio, perché l’odio e la vendetta producono soltanto altro dolore.











