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Tutti i bonus per trasferirsi nei borghi a rischio spopolamento: cosa prevede ogni Regione

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
20 Agosto, 2026
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Tutti i bonus per trasferirsi nei borghi a rischio spopolamento: cosa prevede ogni Regione
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Vivere in un piccolo borgo, acquistare una casa, ristrutturarla e magari avviare una nuova attività. Quello che per molti è un progetto di vita può diventare anche una possibilità sostenuta da contributi pubblici. In Italia sono infatti numerose le misure pensate per contrastare lo spopolamento delle aree interne e dei piccoli Comuni.

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Attenzione, però: non esiste un unico “bonus nazionale per trasferirsi nei borghi”. Le agevolazioni cambiano in base alla Regione, al Comune, alla tipologia di beneficiario e al tipo di intervento. Alcune misure sono rivolte direttamente a chi cambia residenza, altre sostengono invece l’acquisto o il recupero della casa, le attività commerciali, le imprese o le famiglie.

La Strategia nazionale per le Aree interne (SNAI), confermata anche per il ciclo 2021-2027, punta proprio a contrastare marginalizzazione e spopolamento attraverso interventi su servizi, mobilità, istruzione, sanità e sviluppo economico.

Il Fondo per i Comuni marginali

Un primo strumento da conoscere è il Fondo di sostegno ai Comuni marginali, istituito per sostenere i territori maggiormente colpiti dallo spopolamento.

Il fondo, con una dotazione complessiva di 526 milioni di euro, prevede tra gli interventi anche contributi destinati a chi trasferisce la propria residenza e dimora abituale nei Comuni individuati come marginali. Sono inoltre previste risorse per l’avvio di attività commerciali, artigianali e agricole.

Non significa, però, che chiunque si trasferisca in un piccolo Comune riceva automaticamente un assegno: sono i singoli Comuni a pubblicare bandi, stabilire requisiti, importi e scadenze.

Sardegna: casa e sostegno alle famiglie

La Sardegna è tra le Regioni che hanno messo in campo una strategia particolarmente articolata contro lo spopolamento.

Tra le misure segnalate nel 2026 figura un credito d’imposta del 50%, fino a 15mila euro, per determinate spese legate all’acquisto o alla ristrutturazione della prima casa nei piccoli centri.

Per le famiglie sono inoltre previsti interventi a sostegno della natalità nei Comuni interessati: tra quelli indicati figurano contributi mensili di 600 euro per il primo figlio e 400 euro dal secondo, subordinati al mantenimento della residenza per il periodo previsto dalla misura.

Calabria: “Abita Borghi Montani”

In Calabria è particolarmente significativa l’iniziativa “Abita Borghi Montani Calabria”, nata proprio per contrastare lo spopolamento e favorire il rilancio economico e sociale dei piccoli centri.

Nel febbraio 2026 sono state sottoscritte le convenzioni tra la Regione e 64 Comuni, nell’ambito di un programma che vede complessivamente 89 Comuni ammessi.

La dotazione complessiva è di 5 milioni di euro: almeno 4 milioni sono destinati alle nuove attività imprenditoriali, mentre fino a 1 milione è destinato a pensionati e lavoratori agili che trasferiscono la propria residenza e dimora abituale o avviano e mantengono un’attività nel borgo secondo le condizioni previste dal bando.

Toscana: incentivi per comprare casa

La Toscana ha introdotto una cornice normativa specifica con la legge regionale sulla Toscana diffusa.

La legge prevede misure finanziarie, anche sotto forma di contributi per l’acquisto di immobili ad uso abitativo, destinate ai Comuni totalmente montani con popolazione fino a 10mila abitanti.

Per accedere alle misure è previsto il trasferimento della residenza nel Comune interessato e l’impegno a mantenerla per almeno 10 anni. Tra i criteri che la Regione deve considerare figurano anche l’età dei beneficiari, il numero di figli minori conviventi e il livello di disagio del Comune.

Nel 2025 è stato inoltre pubblicato il bando “Residenzialità nei territori della Toscana diffusa”, finanziato anche attraverso il Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane (FOSMIT). La graduatoria è stata approvata nel dicembre 2025.

Piemonte: contributi per la prima casa in montagna

Il Piemonte dispone di una delle esperienze più note di sostegno alla residenzialità nei territori montani.

La misura regionale introdotta con la legge regionale 14/2019 ha previsto contributi a fondo perduto da 10mila a 40mila euro per l’acquisto e/o il recupero della prima casa nei Comuni montani, a fronte del trasferimento della residenza e della dimora abituale. La dotazione iniziale della misura era di 10 milioni di euro.

Nel 2026 la Regione continua inoltre a investire nelle aree interne. A giugno sono stati destinati quasi 23 milioni di euroalle nuove aree interne della Valsesia e delle Terre del Giarolo, con interventi che riguardano sanità, scuola, trasporti, turismo, welfare e imprese agricole.

Lombardia: incentivi per chi apre un’attività

In Lombardia l’intervento è concentrato soprattutto sul mantenimento dei servizi nei piccoli centri.

Nel 2026 sono state confermate agevolazioni per l’apertura di nuove attività di commercio al dettaglio dedicate ai prodotti alimentari e ai generi di prima necessità nelle frazioni e nei Comuni con meno di 3mila abitanti.

Non si tratta quindi di un bonus generalizzato per chi cambia residenza, ma di un’opportunità soprattutto per chi vuole aprire o mantenere un’attività economica in un piccolo centro.

Trentino-Alto Adige: fino a 100mila euro per recuperare gli immobili

Tra gli interventi più consistenti figura quello del Trentino-Alto Adige, dove sono stati stanziati 10 milioni di euro per il recupero del patrimonio edilizio in 32 Comuni esposti allo spopolamento.

Per chi acquista o ristruttura determinati immobili nelle aree interessate è previsto un contributo che può arrivare fino a 100mila euro, secondo i requisiti e le condizioni stabilite dalla misura.

E nelle altre Regioni?

La situazione è molto più frammentata. Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sicilia, Umbria e Valle d’Aosta possono avere interventi nell’ambito delle politiche per le aree interne, dei Comuni marginali, dei programmi europei o dei singoli bandi comunali, ma non esiste nel 2026 un bonus regionale unico e permanente per chiunque trasferisca la residenza in un borgo.

La stessa SNAI opera attraverso strategie territoriali e programmi specifici: non è dunque corretto considerare ogni piccolo Comune italiano automaticamente destinatario di un contributo per i nuovi residenti.

In Campania, ad esempio, la programmazione delle Aree interne coinvolge 143 Comuni distribuiti in sette aree: Alto Matese, Tammaro-Titerno, Fortore, Alta Irpinia, Sele-Tanagro-Alburni, Cilento Interno e Vallo di Diano.

Prima di trasferirsi bisogna controllare il bando del Comune

Il punto più importante è questo: non basta scegliere un borgo con pochi abitanti per ottenere automaticamente un bonus.

Prima di acquistare casa o cambiare residenza bisogna verificare:

  • se il Comune rientra tra quelli ammessi;
  • se esiste un bando ancora aperto;
  • se il contributo è destinato ai nuovi residenti oppure alle imprese;
  • l’eventuale limite di età;
  • i requisiti Isee;
  • l’obbligo di mantenere la residenza per un determinato periodo;
  • se sono ammesse solo abitazioni acquistate, ristrutturate o entrambe;
  • le eventuali condizioni legate all’apertura di un’attività.

Le regole possono cambiare anche tra Comuni appartenenti alla stessa Regione.

La nuova strategia contro lo spopolamento

Dietro questi incentivi c’è un problema demografico che riguarda una parte consistente del territorio italiano. Secondo i dati richiamati nel quadro nazionale, circa sette Comuni italiani su dieci hanno meno di 5mila abitanti, molti dei quali esposti al rischio di spopolamento.

Il fenomeno non riguarda soltanto il numero degli abitanti. Quando un borgo perde residenti rischiano di scomparire anche negozi, scuole, servizi, trasporti e attività economiche.

Per questo la strategia pubblica non si limita più alla semplice ristrutturazione delle case vuote: l’obiettivo è rendere nuovamente attrattivi questi territori per famiglie, giovani, lavoratori, pensionati e imprese.

Il messaggio che arriva dalle diverse Regioni è quindi chiaro: per ripopolare un borgo non basta offrire una casa a basso costo. Servono lavoro, servizi, collegamenti e una comunità capace di tornare a vivere quei luoghi.

Una mappa in continua evoluzione

Il quadro degli incentivi è destinato a cambiare con l’apertura di nuovi bandi regionali e comunali. Per questo, prima di programmare un trasferimento, è fondamentale controllare il sito istituzionale della Regione e soprattutto quello del Comune scelto.

Il “bonus borgo” non è uno solo: è un mosaico di contributi diversi, e il vero vantaggio può dipendere proprio dalla combinazione tra agevolazioni per la casa, sostegni alle famiglie e incentivi per chi decide di lavorare e fare impresa nel territorio.

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