Era uscito dal carcere da appena una settimana. Secondo l’accusa, dopo soli tre giorni avrebbe già ripreso a chiedere il pizzo. È la vicenda che arriva da Secondigliano, dove la Polizia di Stato ha arrestato un 38enne, Antonio Feldi, detto “‘o Tufano”, ritenuto vicino agli ambienti criminali del rione Berlingieri.
L’uomo è accusato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.
Dal carcere al panificio
Feldi era stato scarcerato il 6 agosto, dopo aver trascorso circa due anni in carcere. Secondo la ricostruzione degli investigatori, appena tre giorni dopo sarebbe entrato in un panificio di Secondigliano.
L’obiettivo, secondo l’accusa, sarebbe stato quello di imporre al titolare il pagamento del cosiddetto “pizzo di Ferragosto”.
Una richiesta accompagnata, sempre secondo gli inquirenti, dalla minaccia di una pistola.
Il commerciante avrebbe quindi subito una pressione finalizzata al pagamento di una somma di denaro proprio nei giorni in cui le attività commerciali vengono tradizionalmente prese di mira dalle richieste estorsive.
L’arresto al momento della riscossione
La svolta è arrivata quando l’uomo sarebbe tornato nel panificio per incassare quanto richiesto.
Ad aspettarlo, però, c’erano gli agenti della Polizia di Stato.
L’intervento ha portato all’arresto del 38enne, che avrebbe reagito agli agenti. Nell’operazione, secondo quanto riferito dalla Questura, si sono registrate anche resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.
La vicenda è ora al vaglio dell’autorità giudiziaria e, come per ogni persona sottoposta a indagini, le accuse dovranno essere verificate nel corso del procedimento.
Il ritorno del racket
La storia assume un significato particolare perché arriva da un territorio dove le estorsioni alle attività commerciali rappresentano da tempo uno degli interessi della criminalità organizzata.
Le relazioni della Direzione Investigativa Antimafia hanno più volte evidenziato come nell’area di Secondigliano gli interessi dei gruppi criminali comprendano anche le estorsioni ai danni dei commercianti, spesso con richieste concentrate in particolari periodi dell’anno.
In questo caso, però, c’è un elemento che colpisce più degli altri: il tempo trascorso tra la scarcerazione e la presunta nuova richiesta estorsiva: tre giorni.
Il carcere appena lasciato alle spalle e, secondo l’accusa, una nuova richiesta di pizzo già pronta.
Una dinamica che ora dovrà essere ricostruita dalla magistratura, ma che restituisce ancora una volta l’immagine di un racket capace di cercare spazio anche attraverso la pressione quotidiana sui piccoli commercianti, perché per chi gestisce un panificio, una pizzeria, un negozio, il pizzo non è soltanto una somma di denaro sotto minaccia, ma il tentativo di trasformare il lavoro di una persona in una rendita criminale.










