Aveva 50 anni, lavorava alla Stellantis di Atessa ed era padre di tre figli. Nella notte del 9 agosto era intervenuto sul lungomare di Fossacesia per difendere i figli coinvolti in una discussione. Un 18enne lo avrebbe colpito al volto. Barchiesi è caduto, ha battuto violentemente la testa ed è entrato in coma. Il 14 agosto è stata accertata la morte encefalica. Ora la Procura di Lanciano indaga per omicidio preterintenzionale e ha disposto l’autopsia.
Una serata d’estate, una discussione tra ragazzi, un padre che arriva perché uno dei suoi figli è coinvolto in una lite. Poi un pugno.
Un gesto durato pochi secondi che ha trasformato una notte sul lungomare di Fossacesia, in provincia di Chieti, in una tragedia.
Diomede Barchiesi aveva 50 anni. Originario di Lanciano, dipendente della Stellantis di Atessa ed ex Sevel, era padre di tre figli. Quella notte era intervenuto per cercare di proteggerli. Oggi la sua famiglia piange la sua morte e la magistratura sta cercando di ricostruire con precisione ogni momento di quella aggressione.
La notte della tragedia
La vicenda si è consumata nella notte tra sabato 8 e domenica 9 agosto, al termine di una serata di movida sul lungomare di Fossacesia Marina.
Secondo quanto ricostruito finora dagli investigatori, dopo una serata al Supporter Beach, quando il locale aveva già chiuso, sarebbe scoppiata una discussione tra alcuni giovani in un’area vicina.
Nella lite sarebbero rimasti coinvolti anche i figli di Barchiesi. Il cinquantenne, avvertito di quanto stava accadendo, avrebbe raggiunto il gruppo per cercare di separare i ragazzi e portare via i propri figli.
È in quel momento che la situazione sarebbe degenerata.
Secondo la ricostruzione investigativa, un ragazzo di 18 anni avrebbe colpito Barchiesi con un violento pugno al volto, all’altezza della mandibola.
Non sarebbe stato però il pugno, direttamente, a provocare la morte dell’uomo.
Il colpo lo avrebbe fatto cadere. E nella caduta Barchiesi avrebbe battuto con estrema violenza la testa sull’asfalto, riportando lesioni cerebrali gravissime.
La caduta, poi il coma
Le condizioni dell’uomo sono apparse immediatamente disperate.
Secondo le ricostruzioni, dopo essere caduto a terra avrebbe perso conoscenza. Quando sono arrivati i soccorritori del 118, sarebbe stato necessario intervenire immediatamente per stabilizzarlo e trasferirlo d’urgenza all’ospedale di Pescara.
Barchiesi è stato ricoverato nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Santo Spirito, dove i medici hanno cercato di salvargli la vita.
Il trauma cranico era gravissimo.
Nei giorni successivi l’uomo è stato sottoposto anche a interventi chirurgici alla testa per cercare di contenere le conseguenze delle lesioni e delle emorragie cerebrali. Ma le sue condizioni non sono mai migliorate.
La famiglia ha sperato fino all’ultimo.
Poi è arrivata la diagnosi che nessuno voleva sentire: morte encefalica.
Il 14 agosto la morte
Il 14 agosto l’Asl di Pescara ha comunicato l’avvio della procedura prevista per l’accertamento della morte cerebrale.
Dopo il periodo di osservazione stabilito dalla legge, il collegio medico ha certificato il decesso di Diomede Barchiesi.
Aveva 50 anni.
Sei giorni dopo quella notte sul lungomare, la sua vita si è fermata definitivamente.
La famiglia ha successivamente dato il consenso alla donazione degli organi. Il cuore di Barchiesi è stato destinato a un paziente dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dando un significato ulteriore a una tragedia che ha lasciato tre figli senza il padre.
Dal ferimento all’omicidio preterintenzionale
Anche il quadro giudiziario è cambiato con la morte di Barchiesi.
Il giovane indicato dagli investigatori come colui che avrebbe sferrato il pugno era stato inizialmente indagato per lesioni personali aggravate.
Con il decesso del cinquantenne, la Procura di Lanciano ha modificato l’ipotesi di reato contestata, arrivando a quella di omicidio preterintenzionale.
Si tratta, tuttavia, di un’ipotesi investigativa e non di una responsabilità definitivamente accertata.
La posizione del 18enne dovrà essere valutata alla luce degli accertamenti ancora in corso. La difesa ha invitato alla prudenza e ha nominato una propria consulente medico-legale.
L’autopsia dovrà chiarire la causa della morte
La Procura di Lanciano ha disposto l’autopsia sul corpo di Barchiesi.
L’incarico è stato affidato al medico legale Cristian D’Ovidio. All’esame partecipano anche i consulenti nominati dalle parti: per la famiglia il medico legale Riccardo Di Tanna, mentre per l’indagato è stata indicata la dottoressa Paola Vellante.
L’esame autoptico dovrà contribuire a chiarire le cause del decesso e il rapporto tra il pugno, la caduta e il gravissimo trauma cranico che ha portato alla morte.
È un passaggio fondamentale anche per l’inchiesta, perché sarà necessario stabilire con precisione la dinamica e le conseguenze dell’aggressione.
I carabinieri della Compagnia di Ortona, su delega della Procura di Lanciano, stanno ascoltando le persone presenti quella notte e acquisendo gli elementi utili a ricostruire quanto accaduto.
Chi era Diomede Barchiesi
Dentro questa storia di cronaca c’è anche la vita di un uomo.
Diomede Barchiesi lavorava alla Stellantis di Atessa. Era padre di tre figli e, fuori dal lavoro, coltivava una grande passione per la mountain bike.
Il suo nome compare nelle classifiche delle competizioni ciclistiche abruzzesi. Nel 2023 risultava primo nella categoria Master 4 dell’Abruzzo Cup, con la Ciclistica L’Aquila.
Era dunque molto più dell’uomo al centro della cronaca di questi giorni.
Era un lavoratore, un padre, uno sportivo.
E quella notte era arrivato sul lungomare per fare quello che, probabilmente, per un genitore è un gesto istintivo: intervenire quando i propri figli erano in difficoltà.
Due famiglie travolte dalla tragedia
La vicenda lascia ora due famiglie profondamente segnate.
Da una parte quella di Diomede Barchiesi, che ha perso un marito e un padre in una circostanza che nessuno avrebbe potuto immaginare.
Dall’altra quella del giovane indagato, la cui vita è stata travolta da una notte di violenza e che ora dovrà affrontare un procedimento penale destinato a proseguire.
Per questo sarà la magistratura a dover stabilire responsabilità e dinamiche, senza anticipare sentenze.
Restano però i fatti già accertati: un uomo di 50 anni è intervenuto durante una lite, è stato colpito, è caduto e ha riportato un trauma cranico devastante. Dopo sei giorni di ricovero e di speranze, è morto.
Una lite durata pochi minuti ha lasciato una famiglia senza il suo punto di riferimento e un’intera comunità davanti a una domanda difficile: come può una discussione tra ragazzi trasformarsi, in pochi istanti, nella morte di un padre?
Sul lungomare la musica si è fermata.
Per la famiglia Barchiesi, invece, è iniziato un silenzio che durerà molto più a lungo.











