La Procura vuole fare luce su come siano stati gestiti i finanziamenti destinati alla messa in sicurezza dei costoni nell’area dei Campi Flegrei. Nelle ultime ore sono state avviate acquisizioni documentali per verificare l’iter amministrativo dei fondi stanziati e accertare le ragioni del loro eventuale mancato utilizzo. L’inchiesta punta a ricostruire se vi siano stati ritardi, omissioni o criticità che abbiano rallentato interventi ritenuti strategici per la sicurezza del territorio.
L’attività investigativa arriva in un momento particolarmente delicato per l’area flegrea, interessata da una persistente fase di bradisismo e da un’intensa sequenza sismica che ha riacceso il dibattito sulle condizioni del territorio e sulla necessità di accelerare gli interventi di prevenzione.
Nel mirino i finanziamenti per la messa in sicurezza
Gli accertamenti riguardano la destinazione delle risorse pubbliche previste per il consolidamento dei costoni, opere considerate fondamentali per ridurre il rischio di crolli e dissesti in un’area caratterizzata da una particolare fragilità geologica.
L’obiettivo degli inquirenti è verificare se gli stanziamenti siano stati effettivamente impiegati nei tempi previsti oppure se siano rimasti bloccati a causa di lungaggini amministrative, problemi progettuali o altri ostacoli burocratici.
Il precedente di Punta Pennata
Il tema della sicurezza dei costoni era già finito al centro dell’attenzione dopo il crollo registrato nel 2025 a Punta Pennata, a Bacoli, in seguito a una forte scossa di terremoto.
In quell’occasione il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, precisò che quel costone non risultava inserito tra le emergenze censite nel piano commissariale dedicato al bradisismo, distinguendo gli interventi di protezione civile da quelli di competenza del commissario per il dissesto idrogeologico. Contestualmente venne ricordato il finanziamento di oltre 10,7 milioni di euro destinato al consolidamento del costone di Cento Camerelle.
Un territorio che chiede risposte
Negli ultimi mesi cittadini, comitati e rappresentanti istituzionali hanno più volte denunciato ritardi e difficoltà nell’attuazione degli interventi di messa in sicurezza nell’area flegrea, sia per gli edifici sia per le infrastrutture. Le criticità burocratiche e le procedure complesse sono state indicate come uno dei principali ostacoli alla rapida realizzazione delle opere.
L’inchiesta della Procura potrebbe ora chiarire se il mancato impiego di parte dei fondi sia riconducibile a responsabilità amministrative o a problematiche di altra natura.
L’obiettivo dell’indagine
Al momento non risultano contestazioni penali rese note, ma l’attività si concentra sulla raccolta di documentazione e sulla ricostruzione dell’intero iter relativo agli interventi programmati.
L’obiettivo è accertare se le risorse disponibili siano state utilizzate in modo efficace e se vi siano state omissioni o ritardi che abbiano inciso sulla sicurezza di un territorio che continua a convivere con gli effetti del bradisismo e delle continue scosse sismiche.
Per migliaia di residenti dei Campi Flegrei la questione va oltre gli aspetti amministrativi: riguarda la sicurezza quotidiana di un’area che attende da tempo interventi concreti per ridurre i rischi legati alla vulnerabilità del territorio.










