Si apre un nuovo fronte di tensione all’interno dell’ANPI di Napoli. Come riportato dal quotidiano “Il Desk” sono cinquanta i firmatari e cinque le sezioni territoriali che hanno sottoscritto un documento che rappresenta un duro atto d’accusa nei confronti dei vertici dell’associazione, denunciando quella che definiscono una progressiva compressione della democrazia interna, culminata nel commissariamento della sezione ANPI Napoli Orientale “Aurelio Ferrara” di Napoli est e nel blocco del tesseramento.
L’appello è stato approvato all’unanimità dall’assemblea pubblica “La democrazia riparte da Napoli Est”, svoltasi il 13 luglio nell’aula consiliare della VI Municipalità, e si propone come una richiesta di cambiamento rivolta non solo agli organismi dirigenti dell’ANPI, ma all’intero mondo dell’antifascismo italiano.
Il 25 aprile indicato come punto di svolta
Nel documento i promotori individuano nel 25 aprile 2025 il momento di svolta della vicenda.
Secondo i firmatari, il corteo che attraversò Napoli con oltre 15mila partecipanti rappresentò il frutto dell’incontro tra associazioni, collettivi, studenti, lavoratori, sindacati e comunità palestinese, dando vita a una mobilitazione che avrebbe restituito centralità a un antifascismo militante, radicato nei territori e nelle vertenze sociali.
Un percorso nel quale, sostengono gli estensori dell’appello, diverse sezioni dell’ANPI cittadina avrebbero svolto un ruolo decisivo, promuovendo iniziative nei quartieri popolari, nelle università, nelle scuole e nei luoghi del conflitto sociale.
Le accuse ai vertici dell’associazione
Secondo il documento, proprio dopo quella mobilitazione sarebbe iniziata una fase di forte conflittualità interna.
I firmatari denunciano decisioni considerate punitive nei confronti delle realtà territoriali più attive, contestando in particolare il commissariamento della sezione ANPI Napoli Orientale “Aurelio Ferrara”, l’annullamento del congresso provinciale straordinario richiesto dalla base, il blocco della distribuzione delle tessere 2026, il ridimensionamento delle iniziative territoriali, il divieto di svolgere assemblee plenarie dei soci e soprattutto una gestione definita “verticistica, burocratica e autoritaria”.
Nel testo si sostiene inoltre che alcuni provvedimenti sarebbero stati adottati in contrasto con lo statuto associativo e con i principi del Codice del Terzo Settore.
“Abbiamo cercato il dialogo, ma abbiamo ricevuto solo chiusure”
Nel passaggio conclusivo dell’appello i promotori spiegano di aver tentato ripetutamente un confronto con gli organismi dirigenti.
«Abbiamo cercato inutilmente e ripetutamente di essere ascoltati», si legge nel documento, denunciando di aver ricevuto soltanto «risposte arroganti» e «forzature organizzative».
Per questo motivo l’appello viene rivolto all’intero mondo dell’antifascismo, ai sindacati, alle associazioni, agli intellettuali e ai movimenti democratici affinché venga difeso il diritto alla partecipazione e alla democrazia interna.
Le sezioni promotrici
A promuovere l’iniziativa sono cinque sezioni territoriali dell’ANPI: Napoli “Lenuccia”, Napoli Orientale “Aurelio Ferrara”, Napoli Nord, Portici e Sant’Anastasia.
Cinquanta firme tra docenti, sindacalisti, studiosi e amministratori
L’appello è stato sottoscritto da cinquanta personalità appartenenti a mondi diversi: docenti universitari, costituzionalisti, storici, giornalisti, sindacalisti, operai, esponenti dell’associazionismo e amministratori locali.
Tra i firmatari figurano, tra gli altri, gli storici Giuseppe Aragno e Angelo D’Orsi, la linguista dell’Accademia della Crusca Rita Librandi, numerosi costituzionalisti, rappresentanti delle organizzazioni sindacali USB, CGIL e SGB.
Una frattura che va oltre la dimensione organizzativa
La vicenda evidenzia una profonda frattura interna all’ANPI napoletana che, almeno nelle intenzioni dei promotori, supera il piano strettamente organizzativo.
Nel documento, infatti, il confronto viene collocato all’interno di un dibattito più ampio sul ruolo dell’associazione nella società contemporanea: da una parte un modello maggiormente istituzionale e commemorativo, dall’altra la richiesta di un antifascismo più presente nei conflitti sociali, nelle periferie e nelle mobilitazioni civili.
Resta ora da capire quale sarà la risposta degli organismi dirigenti dell’ANPI nazionale e provinciale, chiamati a confrontarsi con una contestazione pubblica che, per numero di adesioni e contenuti, rappresenta uno dei momenti di maggiore tensione vissuti dall’associazione a Napoli negli ultimi anni.










