La bandiera della Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore è stata issata a Capaci, nel luogo simbolo della strage del 23 maggio 1992 in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Un gesto altamente simbolico, compiuto nei pressi della casetta dalla quale Giovanni Brusca azionò il telecomando che fece esplodere l’autostrada, con l’obiettivo di unire idealmente due luoghi profondamente segnati dalla violenza mafiosa: Capaci e Acciaroli, dove il 5 settembre 2010 venne assassinato il sindaco Angelo Vassallo.
Per la Fondazione non si tratta soltanto di un momento di commemorazione, ma di un richiamo al ruolo che lo Stato è chiamato a svolgere nella ricerca della verità e della giustizia.
«La memoria deve trasformarsi in responsabilità»
«Capaci è il luogo dove lo Stato ha pagato uno dei prezzi più alti della sua storia repubblicana», afferma il presidente della Fondazione, Dario Vassallo.
«Essere qui con la bandiera della Fondazione significa rendere omaggio a tutte le vittime delle mafie, ma anche ricordare che la memoria non può essere soltanto commemorazione. Deve tradursi in un impegno concreto e quotidiano nella ricerca della verità.»
Il riferimento è inevitabilmente rivolto al processo per l’omicidio del fratello Angelo Vassallo, il cosiddetto “Sindaco Pescatore”, ucciso sedici anni fa in un delitto che continua a rappresentare una delle pagine più dolorose e controverse della storia recente del Mezzogiorno.
«Per questo rivolgiamo un appello alle istituzioni affinché, nel processo per l’omicidio di Angelo Vassallo, lo Stato continui a esercitare fino in fondo il proprio ruolo con fermezza, determinazione e piena consapevolezza dell’importanza che questa vicenda assume per il Paese. Dopo sedici anni, la famiglia Vassallo e tutti i cittadini hanno diritto a una verità piena e definitiva», aggiunge il presidente della Fondazione.
Il legame tra Capaci e Acciaroli
Per la Fondazione, Capaci e Acciaroli rappresentano due luoghi accomunati da una stessa ferita: quella inferta alle istituzioni democratiche attraverso l’assassinio di uomini che avevano scelto di servire lo Stato.
Un parallelismo richiamato anche dal vicepresidente Massimo Vassallo, secondo il quale il significato della visita va ben oltre il valore simbolico della commemorazione.
«Abbiamo scelto Capaci perché qui il dolore è diventato memoria collettiva. Capaci e Acciaroli sono due luoghi simbolo nei quali lo Stato è stato colpito attraverso l’assassinio di donne e uomini che rappresentavano il volto migliore delle istituzioni.»
Da questo luogo, sottolinea il vicepresidente, parte un nuovo appello affinché il tempo trascorso non diventi un ostacolo all’accertamento della verità.
«Chiediamo allo Stato di non arretrare, di non lasciare che il tempo diventi un ostacolo alla giustizia e di continuare a sostenere con convinzione il percorso processuale per l’omicidio di Angelo Vassallo.»
Un processo ancora al centro dell’attenzione
L’iniziativa arriva in una fase particolarmente delicata del procedimento giudiziario sull’omicidio del sindaco di Pollica.
Nei giorni scorsi la prima udienza davanti alla Corte d’Assise di Salerno è stata rinviata per ragioni tecniche, a causa dell’incompatibilità del giudice a latere che aveva già adottato provvedimenti nella fase delle indagini preliminari. Il processo riprenderà il prossimo 2 novembre, con il trasferimento del procedimento alla Seconda Sezione della Corte d’Assise.
Un rinvio che la Fondazione ha definito di natura esclusivamente tecnica, ma che si inserisce in un percorso giudiziario lungo e complesso, segnato da sedici anni di indagini, archiviazioni, nuove piste investigative e importanti sviluppi processuali.
«Il Paese ha diritto alla verità»
Pur ribadendo piena fiducia nell’operato della magistratura, la Fondazione insiste sulla necessità che tutte le istituzioni continuino a garantire il massimo impegno affinché il processo possa svolgersi senza ulteriori ostacoli.
«La fiducia nella magistratura resta immutata, ma è altrettanto necessario che tutte le istituzioni dimostrino, con i fatti, che la ricerca della verità rappresenta una priorità assoluta», conclude Massimo Vassallo.
«Il popolo italiano ha diritto a conoscere tutta la verità e noi continueremo a chiederla con il rispetto dovuto alle istituzioni e con la determinazione che ci accompagna da sedici anni.»
Con la bandiera della Fondazione che sventola a Capaci, il messaggio è chiaro: la memoria delle vittime di mafia non può limitarsi al ricordo, ma deve tradursi in un impegno costante affinché nessun delitto contro lo Stato e contro chi lo ha servito con coraggio resti privo di una verità piena e condivisa.











