Si chiamava Alessandro Grivano, aveva 33 anni ed è la vittima dell’agguato avvenuto nella notte tra venerdì e sabato nel cuore di Napoli, nella zona di Porta Capuana. L’uomo è stato raggiunto da colpi d’arma da fuoco mentre si trovava in sella al suo scooter. Soccorso in condizioni disperate, è morto durante il trasporto all’ospedale Vecchio Pellegrini. Sull’omicidio indaga la Squadra Mobile, che sta ricostruendo gli ultimi spostamenti della vittima e il possibile movente dell’esecuzione.
Il nome di Alessandro Grivano era già conosciuto agli investigatori. Originario del Borgo Sant’Antonio Abate, in passato era stato coinvolto in un’inchiesta sulle truffe agli anziani. Secondo gli atti giudiziari, avrebbe fatto parte di un’organizzazione dedita ai raggiri ai danni di persone anziane, un’attività che, secondo le accuse formulate all’epoca, sarebbe stata riconducibile all’orbita del clan Contini. Per quella vicenda era stato condannato nel 2022 a due anni e sei mesi di reclusione.
Gli investigatori mantengono il massimo riserbo e, allo stato attuale, nessuna ipotesi viene esclusa. Tra le piste al vaglio c’è quella legata ai precedenti della vittima e ai suoi eventuali rapporti con ambienti della criminalità organizzata. Parallelamente viene approfondita anche una possibile pista passionale, che potrebbe aver determinato il movente dell’agguato.
La dinamica dell’omicidio lascia comunque pensare a un’azione pianificata. Chi ha sparato avrebbe atteso il passaggio di Grivano prima di aprire il fuoco e dileguarsi rapidamente. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona e le testimonianze raccolte nelle ore successive potrebbero fornire elementi decisivi per identificare i responsabili.
L’omicidio arriva in un momento particolarmente delicato per Napoli, reduce da una serie di episodi di violenza che hanno riportato al centro del dibattito pubblico il tema della sicurezza nelle aree del centro storico. L’agguato di Porta Capuana rappresenta l’ennesimo episodio su cui gli investigatori sono chiamati a fare piena luce per stabilire se si tratti di un regolamento di conti, di una vendetta personale o di un delitto maturato in un contesto completamente diverso.
Nelle prossime ore saranno fondamentali gli accertamenti balistici, l’analisi dei tabulati telefonici e l’esame delle immagini di videosorveglianza per ricostruire gli ultimi movimenti della vittima e individuare chi ha premuto il grilletto. Al momento nessuna pista viene considerata prevalente e le indagini procedono su più fronti.










