Sono trascorsi tredici anni da una delle pagine più drammatiche della cronaca italiana. Era la sera del 28 luglio 2013 quando un pullman turistico precipitò dal viadotto Acqualonga, lungo l’autostrada A16 Napoli-Canosa, nel territorio di Monteforte Irpino. Il bilancio fu devastante: 40 persone persero la vita e altre 8 rimasero gravemente ferite, nel più grave incidente stradale mai avvenuto in Italia.
A bordo del mezzo viaggiavano 48 persone, quasi tutte residenti tra Pozzuoli e l’area flegrea, di ritorno da una gita a Telese Terme e Pietrelcina. Il viaggio verso casa si trasformò in tragedia poco dopo le 20.30. Secondo la ricostruzione emersa dalle indagini, durante la discesa verso Monteforte Irpino si verificò la rottura di un giunto dell’albero di trasmissione, che compromise l’impianto frenante rendendo il pullman praticamente ingovernabile.
L’autista tentò disperatamente di mantenere il controllo del mezzo. Il bus urtò numerose automobili ferme o rallentate per un cantiere autostradale, impattò due volte contro il guardrail del viadotto e, dopo il cedimento della barriera di protezione, precipitò per circa 30 metri nella scarpata sottostante. Uno schianto violentissimo che non lasciò scampo alla maggior parte dei passeggeri.
Le prime squadre di soccorso si trovarono davanti a una scena impressionante. Oltre cento vigili del fuoco, personale sanitario, forze dell’ordine ed elicotteri operarono per tutta la notte tra le lamiere contorte del pullman, cercando di estrarre i superstiti e recuperare le vittime. Trentotto persone morirono sul colpo; altre due persero la vita nei giorni successivi in ospedale a causa delle gravissime ferite riportate. La vittima più giovane aveva appena 16 anni.
La tragedia aprì una lunga e complessa stagione giudiziaria. Le indagini misero sotto la lente sia le condizioni del pullman sia quelle delle barriere di sicurezza del viadotto. Nel processo di primo grado furono pronunciate diverse condanne per omicidio colposo nei confronti di responsabili della società di trasporto e di dirigenti coinvolti nella gestione e nella manutenzione dell’infrastruttura, mentre altri imputati furono assolti. L’inchiesta contribuì ad accendere il dibattito nazionale sulla sicurezza dei mezzi pesanti, sulla manutenzione delle infrastrutture autostradali e sull’efficacia dei sistemi di protezione lungo le carreggiate.
Il 31 luglio 2013, nel Palasport di Pozzuoli, si celebrarono i funerali di Stato delle prime 38 vittime, alla presenza delle più alte cariche istituzionali. Un momento di dolore collettivo che unì l’intero Paese attorno alle famiglie colpite da una tragedia destinata a lasciare un segno profondo nella memoria nazionale.
A tredici anni di distanza, il viadotto Acqualonga continua a rappresentare il simbolo di una ferita mai completamente rimarginata. Ogni anniversario richiama il ricordo delle quaranta vite spezzate e rinnova l’impegno affinché tragedie simili non si ripetano, attraverso controlli rigorosi, manutenzione costante e una cultura della sicurezza che non conosca compromessi.











