I Carabinieri hanno arrestato il latitante Ciro Grassia, ritenuto elemento di vertice del Clan Rinaldi, gruppo camorristico egemone nel quartiere orientale di San Giovanni a Teduccio.
L’operazione è stata condotta dai militari del Nucleo Investigativo di Napoli nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. L’arresto è avvenuto in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale presso la Corte d’Appello di Napoli per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso.
Grassia era irreperibile dallo scorso giugno. In quell’occasione, durante un controllo effettuato presso la sua abitazione, gli investigatori avevano constatato la sua fuga, dando così avvio alle ricerche coordinate dalla Procura Generale.
Per mesi l’uomo è riuscito a sottrarsi alla cattura, mantenendo una latitanza che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, non gli avrebbe impedito di continuare a esercitare la propria influenza criminale sul territorio.
Le indagini, portate avanti con metodi investigativi tradizionali e tecniche più avanzate, hanno permesso ai Carabinieri di individuare il nascondiglio del latitante proprio nel quartiere di San Giovanni a Teduccio.
Qui, secondo quanto emerso, Grassia avrebbe continuato a muoversi e a mantenere contatti con l’ambiente criminale locale, cercando di gestire le dinamiche del clan nonostante la sua condizione di latitante.
Il blitz è scattato nelle prime ore della mattinata di oggi: i militari hanno circondato l’area individuata dagli investigatori e hanno proceduto all’arresto senza che si verificassero particolari tensioni.
Il clan Rinaldi è da anni considerato uno dei gruppi criminali più radicati nella zona orientale di Napoli. L’organizzazione ha storicamente esercitato un forte controllo su diverse attività illecite, dal traffico di droga alle estorsioni, mantenendo una presenza capillare soprattutto nei quartieri popolari.
L’arresto di Grassia rappresenta dunque un passaggio significativo nelle attività di contrasto alla camorra nell’area orientale del capoluogo partenopeo.
Le indagini proseguono per ricostruire la rete di protezione che avrebbe consentito al latitante di restare nascosto per mesi e per verificare eventuali responsabilità di fiancheggiatori.










