La premier definisce «vergognosa» la decisione della giudice di Milano. L’Associazione nazionale magistrati esprime solidarietà alla gip Tiziana Landoni: «Le decisioni si possono contestare nel merito e impugnare, non delegittimare i magistrati».
È scontro tra governo e magistratura dopo la scarcerazione di Youssef Siher, il ricercatore trentenne fermato con l’accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. La gip di Milano, Tiziana Landoni, non ha convalidato il fermo e ha respinto la richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dalla Procura.
La reazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stata durissima. In un video pubblicato sui social, la premier ha definito la decisione «vergognosa», sostenendo che rappresenti una «mortificazione insopportabile» del lavoro delle forze dell’ordine, degli inquirenti e del ministero dell’Interno.
«Davvero non so come possa uno Stato normale difendere le persone perbene di fronte alle decisioni di certa magistratura», ha dichiarato Meloni, collegando la vicenda ai disordini e alle devastazioni avvenuti a Milano durante le manifestazioni del 17 e 18 ottobre.
La replica dell’Associazione nazionale magistrati
Alle parole della premier ha risposto la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati (Anm), che ha espresso «piena solidarietà» alla gip milanese, definendo quello di Meloni un «attacco scomposto».
«Le decisioni dei magistrati si possono contestare nel merito e impugnare all’interno dei procedimenti», sottolinea l’associazione. Diverso, secondo l’Anm, è il ricorso alla delegittimazione pubblica dei giudici, soprattutto quando proviene dalle più alte cariche istituzionali.
La nota parla di un «ormai consueto esercizio di intimidazione» che «non dovrebbe appartenere a uno Stato di diritto» e richiama due principi fondamentali della democrazia: l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.
«I magistrati non possono essere il nemico da additare in ogni circostanza all’interno del dibattito pubblico», conclude l’Anm, avvertendo che questo tipo di comportamento danneggia la credibilità delle istituzioni.
Perché la giudice ha rimesso Siher in libertà
La decisione della gip si fonda sulla valutazione degli elementi raccolti fino a questo momento. Landoni ha ritenuto che i contenuti pubblicati da Siher sul canale Telegram «Movimento 17 ottobre» esprimessero forme di protesta e disobbedienza civile, senza contenere riferimenti concreti ad azioni violente o a comportamenti criminosi tali da configurare, allo stato, i reati contestati.
La giudice ha inoltre escluso la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza necessari per le contestazioni formulate e del pericolo di fuga che avrebbe giustificato il fermo. Il canale e il profilo social attribuiti a Siher, si legge nelle ricostruzioni del provvedimento, erano stati creati dopo i disordini del 17 e 18 ottobre.
La gip ha dunque respinto sia la richiesta di convalida del fermo sia quella di applicazione della custodia cautelare in carcere, disponendo la liberazione del trentenne. La decisione non equivale a un’assoluzione definitiva e non impedisce eventuali ulteriori approfondimenti investigativi.
Il caso Siher riporta al centro una questione che va oltre la singola vicenda giudiziaria: il rapporto tra sicurezza, libertà di protesta e indipendenza della magistratura.










