A oltre tredici anni dalla caduta dalla finestra del suo ufficio a Siena, la Procura antimafia di Firenze indaga per omicidio. Fascicoli anche a Brescia e Bologna per approfondire possibili collegamenti con ambienti mafiosi e movimenti finanziari. La famiglia non ha mai creduto all’ipotesi del suicidio.
Dopo oltre tredici anni, la morte di David Rossi torna al centro di una nuova fase investigativa. Le Direzioni distrettuali antimafia di Firenze, Brescia e Bologna stanno approfondendo diversi aspetti della vicenda, mentre a Firenze è stato aperto un fascicolo per l’ipotesi di omicidio. Tra le piste al vaglio figurano possibili collegamenti con la criminalità organizzata e interessi economici legati alle sponsorizzazioni del Monte dei Paschi di Siena.
Rossi, responsabile della comunicazione di Mps, morì il 6 marzo 2013 dopo essere precipitato dalla finestra del proprio ufficio a Rocca Salimbeni, sede storica della banca senese. Le precedenti indagini della magistratura di Siena avevano portato a due archiviazioni con la conclusione che si fosse trattato di suicidio.
La nuova indagine segna un passaggio rilevante: per la prima volta, dopo quelle archiviazioni, la magistratura fiorentina procede per l’ipotesi di omicidio.
L’esposto della famiglia e gli atti della Commissione parlamentare
La riapertura degli approfondimenti è legata anche all’esposto presentato dalla moglie di Rossi, Antonella Tognazzi, e dalla figlia Carolina Orlandi, che da anni chiedono di fare piena luce sulla morte del manager e contestano la ricostruzione del suicidio.
La Procura di Siena ha trasmesso gli atti alla Direzione distrettuale antimafia di Firenze, competente per le indagini sui reati di criminalità organizzata nel territorio toscano. Nel fascicolo sono confluiti anche documenti della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Rossi, che nella relazione intermedia presentata nel marzo 2026 aveva escluso l’ipotesi del suicidio.
La commissione ha esaminato diversi elementi della vicenda, compresi gli aspetti legati alle lesioni riscontrate sul corpo e le circostanze della caduta.
La pista economica e le sponsorizzazioni di Mps
Tra gli aspetti oggetto di approfondimento c’è la gestione delle sponsorizzazioni del Monte dei Paschi di Siena. La banca disponeva all’epoca di un budget annuale di circa 50 milioni di euro destinato a questo settore. Poco prima della morte di Rossi, le risorse sarebbero state ridotte di circa dieci milioni.
Gli investigatori starebbero cercando di ricostruire la destinazione dei finanziamenti, individuare gli eventuali beneficiari delle risorse e verificare se dietro alcuni rapporti economici potessero esserci interessi riconducibili ad ambienti della criminalità organizzata.
In questo contesto viene approfondita anche la possibile presenza di collegamenti con la ’ndrangheta, in particolare con ambienti ritenuti vicini alla cosca Grande Aracri, originaria di Cutro e radicata da anni tra Calabria, Lombardia ed Emilia-Romagna.
Anche Brescia e Bologna al lavoro
La vicenda non riguarda soltanto la Procura antimafia di Firenze. Un fascicolo sarebbe stato aperto anche dalla Dda di Brescia, con particolare attenzione ai possibili intrecci tra movimenti finanziari e ambienti della criminalità organizzata nel Mantovano e nell’area di Viadana.
La Dda di Bologna è indicata tra gli uffici che stanno approfondendo filoni collegati alla vicenda. I diversi accertamenti riguarderebbero contesti e possibili relazioni differenti, da ricostruire senza sovrapporre automaticamente le singole ipotesi investigative.
L’obiettivo è verificare se esistano collegamenti tra gli interessi economici in gioco, eventuali pressioni esercitate sul manager e la sua morte. La presenza di più procure antimafia al lavoro restituisce la complessità di una vicenda che, dopo anni di archiviazioni e contestazioni, torna a essere esaminata anche sotto il profilo della criminalità organizzata.
Tredici anni di interrogativi
La morte di David Rossi ha attraversato per anni il dibattito pubblico, alimentando dubbi e richieste di nuove verifiche da parte dei familiari. La nuova indagine per omicidio riapre una prospettiva giudiziaria diversa rispetto a quella delle precedenti inchieste senesi, ora spetterà agli investigatori verificare la consistenza delle testimonianze, ricostruire i rapporti economici e personali rilevanti e stabilire se gli elementi raccolti siano sufficienti a sostenere l’ipotesi di un delitto.
Per la famiglia, che non ha mai smesso di chiedere risposte, l’apertura del fascicolo costituisce un passaggio atteso. Antonella Tognazzi ha definito la notizia un risultato importante, ribadendo la speranza che si possa finalmente chiarire che cosa sia successo a David.
La nuova inchiesta mira a far piena luce su cosa accadde davvero la sera del 6 marzo 2013 nell’ufficio di David Rossi.










