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Un “like” sui social gli costa una gambizzazione: la storia che racconta il potere dell’intimidazione a Napoli

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
5 Giugno, 2026
in Cronaca, In evidenza
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Un semplice “like” a una foto pubblicata sui social. Un gesto quotidiano, quasi automatico, che milioni di persone compiono ogni giorno. Ma a Napoli, secondo quanto emerso dalle indagini della Polizia di Stato, quel clic sarebbe costato carissimo a un giovane disabile di 29 anni, attirato in una trappola e ferito con un colpo di pistola alla gamba. 

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La vicenda assume contorni ancora più inquietanti se si considera che la vittima aveva già subito un drammatico destino. Nel 2019 aveva perso una gamba a causa di un grave incidente stradale. Questa volta il proiettile ha colpito proprio l’altra, l’unica rimasta sana, mettendone a rischio la funzionalità e rendendo necessario un delicato intervento chirurgico per tentare di salvarla. 

La falsa rapina e la verità emersa dalle indagini

In un primo momento il ventinovenne aveva raccontato agli investigatori di essere stato vittima di una rapina culminata con il ferimento durante il tentativo di sottrargli un orologio. Una versione che però non ha convinto gli inquirenti. Attraverso l’analisi delle immagini di videosorveglianza e una serie di accertamenti, la polizia ha ricostruito uno scenario completamente diverso. 

La vittima, spaventata da possibili ulteriori ritorsioni, avrebbe nascosto il vero movente dell’aggressione. Solo successivamente, alla presenza del proprio legale, ha confermato quanto gli investigatori avevano già scoperto. 

La spedizione punitiva

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il giovane sarebbe stato attirato con una scusa a un appuntamento. Ad attenderlo c’era una persona che conosceva, arrivata sul posto in scooter insieme a un complice. Quando il ventinovenne è sceso in strada, l’aggressore ha estratto una pistola e gli ha sparato alla gamba sinistra, per poi allontanarsi. 

Dietro l’agguato ci sarebbe un motivo che appare tanto assurdo quanto rivelatore: un “like” lasciato sul profilo social di una ragazza fidanzata con un giovane legato da rapporti di parentela ad ambienti della camorra. Quel gesto sarebbe stato interpretato come uno sgarbo da punire. 

Quando il controllo passa dai vicoli ai social

Al di là delle responsabilità penali che saranno accertate dagli investigatori, la vicenda offre uno spaccato inquietante dei meccanismi di controllo sociale che continuano a manifestarsi in alcuni contesti criminali.

Non è tanto il “like” in sé a colpire, quanto il significato attribuitogli. Un’interazione virtuale, apparentemente innocua, che viene trasformata in una questione d’onore da regolare con la violenza. Come se anche i social network diventassero un’estensione del territorio, uno spazio dove imporre gerarchie, pretendere rispetto e punire chi supera confini ritenuti invalicabili. 

In questa storia c’è poi un altro elemento che fa riflettere: la paura. La paura che ha spinto la vittima a denunciare una rapina inesistente anziché raccontare subito la verità. Una paura che, ancora oggi, rappresenta uno degli strumenti più efficaci attraverso cui la criminalità esercita il proprio potere. 

Le indagini proseguono per individuare tutte le responsabilità. Resta però l’immagine di un ragazzo che rischia di perdere anche l’unica gamba che gli era rimasta per un gesto che, nella normalità della vita digitale, dovrebbe avere il peso di un secondo. E che invece, in questa vicenda, si è trasformato in una condanna. 

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