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Martina Carbonaro si confidava con l’intelligenza artificiale: «Ho paura di dargli il cellulare»

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
26 Giugno, 2026
in Cronaca, In evidenza
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Aveva paura, ma non riusciva a confidarsi con le persone che le stavano accanto. Così Martina Carbonaro, la quattordicenne di Afragola uccisa il 26 maggio 2025 dall’ex fidanzato Alessio Tucci, trovava conforto nelle conversazioni con l’intelligenza artificiale. È uno degli aspetti più drammatici emersi durante l’ultima udienza del processo in corso davanti alla Corte d’Assise di Napoli, dove i carabinieri hanno ricostruito il contenuto dei dispositivi sequestrati alla vittima e all’imputato. 

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Le indagini informatiche hanno portato alla luce un archivio impressionante: oltre 168mila messaggi, tra chat, file audio, immagini e contenuti multimediali scambiati tra Martina e Alessio Tucci durante la loro relazione. Un flusso continuo di conversazioni che restituisce il ritratto di un rapporto segnato da controllo, gelosia e crescente tensione. 

«Perché ho paura di dargli il cellulare?»

Tra gli elementi che hanno maggiormente colpito l’aula ci sono le conversazioni che Martina intratteneva con un assistente di intelligenza artificiale.

La ragazza scriveva: «Ciao chat, volevo chiederti come mai ho paura di dare il cellulare al mio ragazzo?».

In un altro passaggio raccontava quanto accaduto dopo una lite: «Oggi abbiamo avuto una discussione, ha detto che voleva controllare il mio cellulare ma anche lui ha sbagliato nei miei confronti».

E ancora: «Non volevo dargli il cellulare, mi stava salendo l’ansia. Premetto che non ho fatto nulla e non volevo fare nulla».

Parole che descrivono il clima di paura e soggezione psicologica in cui la quattordicenne viveva la relazione, senza trovare, secondo quanto emerso nel dibattimento, un interlocutore con cui confidarsi nella vita quotidiana. 

Lo schiaffo che le ruppe gli occhiali

Davanti ai giudici ha testimoniato anche uno dei carabinieri che ha coordinato le indagini.

Il militare ha ricostruito un episodio risalente al 9 maggio 2025, quando Martina e Alessio iniziarono a discutere dopo che lui le aveva sferrato uno schiaffo, tanto violento da romperle gli occhiali.

Nonostante fosse stata la vittima dell’aggressione, dalle conversazioni emerge che fu proprio Martina a chiedere scusa.

«Martina, nonostante avesse ragione perché aveva ricevuto uno schiaffo, è lei che chiede scusa per averlo trattato male dopo essersi ribellata», ha spiegato il carabiniere davanti alla Corte. 

«Mi fai paura» e le minacce dell’ex

L’analisi delle chat mostra come Martina dicesse più volte ad Alessio: «Mi fai paura».

Nel frattempo la ragazza aveva iniziato a frequentare un altro giovane, circostanza che Tucci non avrebbe mai accettato.

Tra i messaggi acquisiti agli atti compare una frase particolarmente inquietante: «Il karma esiste. Devi morire per amore».

Secondo gli investigatori, dopo questi messaggi il comportamento dell’imputato cambiò improvvisamente tono, diventando più accomodante. Una strategia che, secondo il carabiniere ascoltato in aula, sarebbe servita esclusivamente a mantenere il controllo sulla vittima attraverso i social network, chiedendole di accettare nuove richieste di amicizia su diverse piattaforme. 

Le immagini del casolare e la maglietta scomparsa

Nel corso dell’udienza sono stati illustrati anche gli accertamenti svolti attraverso le telecamere di videosorveglianza.

Secondo quanto riferito dal militare, Alessio Tucci sarebbe stato ripreso mentre usciva dal casolare abbandonato di Afragola dove, poco prima, aveva colpito Martina con un grosso blocco di cemento.

Le immagini mostrerebbero il giovane fermarsi sul pianerottolo per raccogliere un indumento da terra, presumibilmente per coprire o sostituire la maglietta sporca di sangue, mai più ritrovata. Successivamente si sarebbe diretto verso casa, distante poche centinaia di metri dal luogo del delitto. 

Cancellate le chat dopo il delitto

Gli investigatori hanno inoltre accertato che il giorno successivo all’omicidio, il 27 maggio 2025, Tucci avrebbe cancellato dal proprio telefono Samsung tutte le conversazioni intrattenute con Martina.

Un’attività che gli inquirenti interpretano come un tentativo di eliminare elementi utili alle indagini. 

L’ipotesi di altre presenze nel casolare

Nel corso dell’udienza, il legale della famiglia Carbonaro, l’avvocato Sergio Pisani, ha richiamato un ulteriore elemento investigativo.

Durante la notte successiva all’omicidio alcune persone non identificate sarebbero state notate nei pressi del casolare abbandonato. Alla vista delle forze dell’ordine si sarebbero allontanate rapidamente.

Secondo il legale della famiglia, non si può escludere che quelle persone fossero presenti con l’intenzione di far sparire il corpo della ragazza, circostanza che avrebbe potuto compromettere definitivamente l’accertamento della verità. Si tratta, allo stato, di un’ipotesi investigativa che non ha ancora trovato riscontri processuali definitivi. 

L’udienza ha restituito il quadro di una relazione profondamente squilibrata, fatta di controllo, intimidazioni e paura. Le conversazioni lette in aula mostrano una ragazza che cercava risposte alle proprie inquietudini rivolgendosi persino all’intelligenza artificiale, senza riuscire a condividere fino in fondo quel disagio con familiari o amici.

Il processo proseguirà con l’ascolto degli altri testimoni e con l’esame di ulteriori elementi raccolti nel corso delle indagini, chiamati a ricostruire ogni fase che ha preceduto il femminicidio di Martina Carbonaro. 

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