Nuovo capitolo nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di poco più di due anni deceduto a Napoli dopo un trapianto di cuore fallito, all’ospedale Monaldi di Napoli. La Procura partenopea ha fissato per il prossimo 8 maggio un nuovo round di interrogatori preventivi che coinvolgeranno il cardiochirurgo Guido Oppido e la sua vice Emma Bergonzoni.
Il procedimento giudiziario ruota attorno al trapianto eseguito il 23 dicembre 2025 all’ospedale Monaldi, dopo il quale il piccolo è morto il 21 febbraio.
Secondo la Procura di Napoli, i due medici sono indagati anche per falso, con l’accusa di aver modificato la cartella clinica del bambino.
Gli inquirenti contestano in particolare possibili alterazioni nella ricostruzione dei tempi dell’intervento, elementi ritenuti centrali per capire cosa sia accaduto in sala operatoria.
Dopo un primo confronto avvenuto prima di Pasqua davanti al gip, gli investigatori hanno deciso di procedere con ulteriori audizioni.
La scelta nasce anche dalla necessità di approfondire nuovi elementi raccolti, in primis, le testimonianze di personale sanitario presente durante l’intervento, il materiale video acquisito dai cellulari di operatori in sala operatoria e la documentazione tecnica e sanitaria ritenuta rilevante.
Tutti elementi che potrebbero rafforzare la richiesta di misure interdittive nei confronti dei due medici.
Al centro dell’indagine resta la cartella clinica del piccolo Domenico.
Per gli inquirenti, alcune informazioni – in particolare gli orari di passaggi cruciali dell’operazione – potrebbero essere state modificate per ricostruire in modo diverso la sequenza degli eventi.
Un aspetto chiave riguarda il momento dell’espianto del cuore malato e l’arrivo dell’organo destinato al trapianto, che secondo l’accusa potrebbe essere stato già compromesso.
I legali dei due medici respingono le accuse e sostengono che la ricostruzione della Procura si basi su elementi non oggettivi, ma su testimonianze e ricordi del personale sanitario.
Durante i precedenti interrogatori, entrambi hanno fornito la propria versione dei fatti, ribadendo la correttezza del loro operato.
La vicenda ha avuto un forte impatto sull’opinione pubblica e sul sistema sanitario campano, portando anche a verifiche amministrative e accertamenti interni.
Il nuovo appuntamento dell’8 maggio rappresenta un passaggio cruciale: servirà a chiarire ulteriormente le responsabilità e a stabilire se vi siano stati comportamenti illeciti nella gestione del delicato intervento.











