Le celebrazioni del Festa della Liberazione 2026 sono state segnate da tensioni e incidenti in diverse città italiane, in particolare a Milano e Roma, dove si sono registrati episodi di forte scontro durante i cortei.
Nel capoluogo lombardo il corteo è stato attraversato da momenti di alta tensione legati alla presenza della Brigata Ebraica.
Fin dalle prime fasi della manifestazione, gruppi di manifestanti hanno contestato lo spezzone, arrivando a bloccarne il passaggio e costringendo le forze dell’ordine a intervenire. Il corteo si è di fatto spezzato in due e la Brigata è stata poi scortata fuori dal percorso.
Secondo diverse testimonianze, durante la contestazione sono stati rivolti insulti pesanti e frasi a sfondo antisemita, tra cui l’espressione “siete delle saponette mancate”, con riferimenti espliciti allo sterminio nazista.
Cori, fischi e grida come “fuori dal corteo” hanno accompagnato l’allontanamento dello spezzone, generando reazioni indignate nel mondo politico e istituzionale.
Momenti di tensione anche nella Capitale. Durante il corteo partito da Porta San Paolo, alcuni manifestanti che esponevano bandiere ucraine sono stati presi di mira.
Secondo le ricostruzioni, militanti e attivisti sono stati aggrediti fisicamente e con spray al peperoncino, quindi costretti ad allontanarsi tra insulti e accuse.
Un esponente politico è stato soccorso e portato in ospedale per un’abrasione alla cornea causata proprio dallo spray urticante.
In altri episodi, le bandiere sono state strappate e perfino bruciate, segno di un clima particolarmente teso attorno ai simboli legati al conflitto in Ucraina.
Gli episodi di Milano e Roma hanno in parte oscurato il significato della giornata, nata per celebrare la fine del nazifascismo e i valori della Resistenza.
Da più parti è arrivata una condanna trasversale per gli insulti e le discriminazioni rivolte alla Brigata Ebraica e per le aggressioni fisiche contro manifestanti con simboli ucraini.
Le tensioni hanno evidenziato come il 25 aprile, pur restando una ricorrenza fondamentale per la memoria collettiva, sia oggi attraversato anche da divisioni politiche e internazionali che si riflettono nelle piazze.
Le vicende di quest’anno riaprono il tema della gestione dell’ordine pubblico e della convivenza tra diverse sensibilità politiche durante eventi simbolici.
Tra slogan, contestazioni e violenze, il rischio è quello di trasformare una giornata di memoria condivisa in un terreno di scontro, lontano dallo spirito originario della Liberazione.











