La vicenda del bambino di due anni, Domenico, trapiantato con un cuore “bruciato”, continua a tenere l’Italia col fiato sospeso tra sviluppi clinici, giudiziari e umani. Il caso che ha preso il via lo scorso dicembre, è oggi al centro di indagini, verifiche mediche e riflessioni sulla sicurezza dei trapianti.
Domenico, affetto da cardiomiopatia dilatativa, era in attesa di un trapianto di cuore urgente. Il 23 dicembre 2025 è stato espiantato un organo compatibile da un donatore a Bolzano e trasportato a Napoli per l’intervento all’ospedale Monaldi. Secondo le ricostruzioni, il cuore non è stato conservato correttamente durante il trasporto: sarebbe stato inserito in un contenitore non omologato e mantenuto con ghiaccio secco invece del ghiaccio tradizionale a circa +4 °C, determinando danni da congelamento a livello cellulare.
Quando è stato effettuato l’intervento, i medici si sono trovati a impiantare un organo che presentava già lesioni severe per esposizione a temperature troppo basse. Dopo l’operazione, il cuore non ha funzionato e il bambino è stato ricoverato in terapia intensiva attaccato a un macchinario di supporto vitale.
Fin dalle prime ore dopo l’intervento sono emerse critiche e dubbi sulle modalità di trasporto, che hanno fatto subito scattare accertamenti interni e indagini giudiziarie su possibili responsabilità e negligenze.
I pubblici ministeri di Napoli e Bolzano stanno esaminando attentamente tutta la catena di eventi per capire dove si sia verificato l’errore e se siano state violate procedure di sicurezza. Inizialmente sei operatori sanitari erano stati iscritti nel registro degli indagati per lesioni colpose gravissime. Secondo le ultime notizie, gli atti dell’inchiesta aperta a Bolzano saranno inviati a Napoli, con la possibilità che emergano ulteriori indagati anche tra i professionisti coinvolti nel prelievo e nel trasporto dell’organo.
Una commissione di esperti pediatri e cardiochirurghi si è riunita lo scorso 18 febbraio per valutare se Domenico potesse ricevere un secondo trapianto di cuore con un organo diverso trovato e proposto. Tuttavia, dopo accurati esami clinici, è stato deciso che le condizioni generali del bambino non sono più compatibili con un altro intervento di questo tipo. I medici hanno evidenziato un deterioramento funzionale di altri organi vitali, come reni, fegato e polmoni, dovuto alla lunga permanenza in terapia intensiva, rendendo troppo rischioso un nuovo trapianto.
In base alla decisione dei sanitari, il cuore che si era reso disponibile è stato assegnato ad un altro paziente più idoneo, mentre per Domenico si è avviata una gestione di cure palliative per garantirgli le migliori condizioni possibili nei suoi giorni di vita.
In diverse interviste, i genitori di Domenico ha ribadito la forza del figlio e l’affetto della famiglia che non si è mai spento: “Il bambino è forte, fino a quando continuerà a stare con noi noi continueremo a stargli vicino”.
La madre, Patrizia Mercolino, pur profondamente ferita da quanto accaduto, ha espresso nei giorni scorsi la sua determinazione a non arrendersi: “Fin quando mio figlio respira la speranza non muore”, ha detto ai media, sottolineando il legame profondo e il desiderio di non perdere la speranza.
Questa vicenda ha acceso un dibattito sulla sicurezza delle procedure di trapianto di organi in Italia, dal corretto uso dei “box” omologati per il trasporto alla formazione degli operatori sanitari coinvolti. Secondo alcune ricostruzioni, i sanitari non sarebbero stati adeguatamente formati per utilizzare i contenitori di nuova generazione, un elemento che potrebbe far emergere nuove responsabilità.











