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Omicidio Ugo Russo, in aula le conferme della perizia: “Colpi sparati in due fasi”

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
25 Aprile, 2026
in Cronaca, In evidenza
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Ugo Russo, svolta nelle indagini: “fatale il colpo che lo ha colpito alla testa mentre fuggiva”
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Si è svolta lo scorso 23 aprile una nuova udienza del processo per la morte di Ugo Russo, il quindicenne ucciso nella notte tra il 29 febbraio e il 1° marzo 2020 a Napoli, durante un tentativo di rapina, da un carabiniere libero dal servizio, accusato di omicidio volontario pluriaggravato.

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Davanti al giudice sono stati ascoltati due testimoni chiave: il funzionario Locatelli, responsabile dell’analisi merceologica, e D’Ercole, dirigente dell’indagine balistica della polizia scientifica di Roma. Le loro deposizioni hanno sostanzialmente confermato quanto già emerso nella perizia tecnica, considerata tra gli elementi principali che hanno portato all’incriminazione di C.B. per omicidio volontario pluriaggravato.

Secondo quanto ribadito in aula, i quattro colpi di pistola esplosi contro il giovane sarebbero avvenuti in due momenti distinti, un punto ormai condiviso da tutte le perizie. Una prima fase, nei pressi dell’auto dell’imputato, durante i concitati momenti iniziali una seconda fase che si è sviluppata successivamente, quando il ragazzo ha tentato la fuga ed è stato inseguito in auto.

A documentare questa dinamica contribuiscono anche le immagini delle telecamere di sicurezza della Regione Campania.

Particolarmente rilevante è la ricostruzione relativa agli ultimi due spari. Il terzo e il quarto colpo sarebbero stati esplosi a circa otto metri di distanza rispetto al punto iniziale, quando Ugo Russo si trovava ormai nei pressi del motorino.

Il dirigente della polizia scientifica ha chiarito che proprio in questa seconda fase sarebbe stato sparato il proiettile mortale, quello che ha attraversato il casco del ragazzo colpendolo alla testa.

A sostegno di questa conclusione le analisi balistiche; l’assenza di tracce di sangue lungo il percorso di fuga; la mancanza di residui ematici all’interno del casco, elemento che escluderebbe un ferimento precedente. Sempre alla seconda fase sarebbe attribuito anche il colpo che ha raggiunto il giovane al petto.

Le conferme emerse in udienza rafforzano quindi l’impianto accusatorio nei confronti di C.B., già incriminato per omicidio volontario pluriaggravato. La distinzione tra le due fasi degli spari rappresenta un punto centrale per la valutazione della dinamica e delle responsabilità.

Il processo proseguirà il 25 giugno, quando sarà ascoltato come testimone il medico legale della polizia scientifica di Roma. La sua deposizione potrebbe offrire ulteriori elementi decisivi sulla dinamica dei colpi e sulle cause della morte.

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