Torna alta la tensione sul futuro della cardiochirurgia pediatrica a Napoli. I genitori dei bambini affetti da gravi patologie cardiache chiedono con forza il ripristino di un servizio che, fino a pochi anni fa, rappresentava un punto di riferimento non solo per la Campania ma per tutto il Mezzogiorno: quello dell’ospedale Ospedale Monaldi.
Secondo le famiglie, la chiusura o il ridimensionamento del reparto ha avuto conseguenze pesanti: oggi molti piccoli pazienti sono costretti a spostarsi fuori regione per essere operati, con disagi enormi sia dal punto di vista economico che umano. Viaggi lunghi, permanenze lontano da casa e costi elevati si sommano alla già difficile gestione di una malattia delicata.
Nel loro appello, i genitori ricordano il lavoro svolto negli anni dal cardiochirurgo Raffaele Oppido, sotto la cui guida il reparto era diventato un centro di eccellenza riconosciuto. Interventi complessi, equipe specializzate e un’organizzazione efficiente avevano garantito cure di alto livello a centinaia di bambini. Il nome di Oppido figura tra quelli dei medici indagati per la morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di due anni morto in seguito a un trapianto di cuore fallito.
“Ora tutto questo non esiste più”, denunciano. “Siamo costretti a cercare assistenza altrove, spesso al Nord, con tempi lunghi e costi che molte famiglie non riescono a sostenere”.
Le famiglie chiedono un intervento immediato della Regione Campania per ripristinare la cardiochirurgia pediatrica al Monaldi, garantire continuità assistenziale ai piccoli pazienti e prevedere sostegni economici per chi è costretto a curarsi fuori regione.
Secondo quanto riferiscono, la mancanza di un centro operativo sul territorio rischia di compromettere non solo la qualità delle cure, ma anche la tempestività degli interventi, elemento cruciale in cardiologia pediatrica.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di difficoltà della sanità pubblica nel Sud Italia, dove spesso reparti d’eccellenza vengono ridimensionati o chiusi, costringendo i pazienti alla cosiddetta “migrazione sanitaria”.
Nel caso dei bambini cardiopatici, però, la questione assume un peso ancora maggiore: ogni spostamento rappresenta uno stress aggiuntivo per pazienti già fragili e per famiglie messe a dura prova.
I genitori chiedono risposte concrete e rapide. Non si tratta solo di riattivare un reparto, ma di restituire un diritto fondamentale: quello di potersi curare vicino casa, senza dover affrontare viaggi della speranza.
“Non possiamo aspettare ancora”, è il messaggio che lanciano. “I nostri figli hanno bisogno di cure subito, e Napoli deve tornare ad essere un punto di riferimento, non un luogo da cui partire”.











