È un nome che ricorre con frequenza nelle inchieste sulla criminalità organizzata dell’area occidentale della città di Napoli quello di Vitale Troncone, 58 anni, indicato come boss dell’omonimo clan attivo nel quartiere Fuorigrotta e già condannato per episodi di racket, tra cui quello legato alla gestione dei gadget sportivi del SSC Napoli. Oggi il suo profilo torna al centro dell’attenzione investigativa anche per le minacce rivolte al magistrato Nicola Gratteri, intercettate in ambito carcerario.
Negli ambienti camorristici, Troncone si sarebbe conquistato la fama di “immortale” perché è sopravvissuto a diversi agguati. L’ultimo avvenne mentre si trovava in compagnia del figlio Giuseppe. Sul luogo dell’agguato i carabinieri hanno recuperato 12 bossoli calibro 9, compatibili anche con armi automatiche o una mitraglietta. Il boss avrebbe rischiato la vita a pochi passi dalla propria abitazione, in una zona che considerava “protetta”.
Il boss riuscì a sventare il peggio anche in un precedente agguato nel 23 dicembre 2021, avvenuto sempre nel quartiere di Fuorigrotta. In quell’occasione un commando aprì il fuoco in pieno giorno tra la folla impegnata negli acquisti natalizi.
Il boss venne intercettato nei pressi di una caffetteria riconducibile alla sua famiglia. Fu colpito alle gambe e al volto, in particolare allo zigomo, riportando ferite gravissime che richiesero un intervento chirurgico delicato, ma riuscì a sopravvivere e a tornare nel quartiere, segnato però dalla consapevolezza di essere un bersaglio.
Secondo gli investigatori, l’area di Fuorigrotta sarebbe da anni teatro di una complessa faida tra gruppi criminali storici e nuove leve, impegnati nel controllo dello spaccio di droga e delle estorsioni. Un sistema di equilibri instabili, che nel tempo si sarebbe progressivamente incrinato.
Tra gli episodi che avrebbero contribuito all’escalation c’è l’omicidio di Andrea Merolla, noto come “Il Turco” e nipote del boss Troncone, considerato un segnale di rottura negli equilibri criminali locali.
In precedenza, un altro delitto aveva già scosso l’area: quello del 78enne Antonio Volpe, indicato dagli inquirenti come figura di mediazione tra clan rivali. Il suo omicidio, avvenuto nel 2021, avrebbe avuto un effetto destabilizzante sugli assetti criminali della zona.
Anche durante la pandemia, lo scontro non si sarebbe fermato del tutto. Nel marzo 2022, infatti, un commando avrebbe esploso colpi d’arma da fuoco contro la palazzina dove vive parte della famiglia Troncone. Alcuni proiettili colpirono una Jeep Renegade intestata a una parente del boss, mentre altri danneggiarono l’imposta di un’abitazione.
Troncone risulta già condannato in passato per attività estorsive legate al racket, in particolare nel settore dei gadget e del merchandising sportivo. Un filone investigativo che si inserisce nel più ampio controllo economico del territorio attribuito ai gruppi criminali della zona occidentale di Napoli.
Un episodio che, secondo gli inquirenti, confermerebbe la persistenza di un conflitto mai del tutto sopito.
In questo contesto si inserisce anche il nuovo fronte delle indagini: le presunte minacce al magistrato Nicola Gratteri, intercettate in ambito carcerario e ora al vaglio degli inquirenti.
Un elemento che aggiunge un ulteriore tassello al profilo di un uomo già segnato da condanne, agguati e una lunga scia di violenza.
Tra sopravvivenze miracolose, agguati in pieno giorno e faide criminali, Vitale Troncone resta una figura centrale negli equilibri instabili della criminalità organizzata napoletana.
Un nome che, tra indagini e sangue, continua a comparire nel racconto di una guerra che nel territorio di Fuorigrotta non sembra essersi mai davvero fermata.











