Un’indagine lampo della polizia ha portato all’arresto di due minorenni ritenuti responsabili di un grave raid armato avvenuto nel cuore della città. Tra loro anche un nome che riporta alla memoria una delle tragedie più recenti: il fratello del killer del giovane musicista Giovanbattista Cutolo.
I fatti oggetto delle indagini risalgono al 18 gennaio scorso, nel rione Sanità. Due ragazzi a bordo di uno scooter furono bersaglio di un vero e proprio agguato: almeno undici colpi di pistola esplosi da due armi diverse li colpirono mentre transitavano in largo Totò.
Le vittime riportarono ferite gravi: uno con pneumotorace e lesioni al torace, l’altro colpito al braccio. Solo per caso non ci furono conseguenze ancora più drammatiche, considerando che l’azione si consumò in un’area frequentata anche da passanti.
Secondo gli inquirenti, l’episodio si inserisce nel contesto di scontri tra gruppi giovanili, le cosiddette baby gang, sempre più protagoniste di dinamiche violente nel centro storico.
Dopo settimane di indagini, la polizia ha individuato i presunti responsabili: due giovanissimi, di 15 e 17 anni, arrestati con l’accusa di tentato omicidio e porto illegale di armi. Determinanti sono state le immagini delle telecamere di videosorveglianza e la ricostruzione dei movimenti dei protagonisti prima e dopo la sparatoria. I due sono stati trasferiti in un istituto penale minorile, in attesa dell’interrogatorio di garanzia.
A rendere ancora più inquietante la vicenda è l’identità di uno degli arrestati: il 15enne è il fratello del giovane condannato a 20 anni per l’omicidio di Giovanbattista Cutolo, avvenuto il 31 agosto 2023 in piazza Municipio.
Cutolo, 24 anni, era una promessa della musica napoletana, ucciso al culmine di una lite per futili motivi in piazza Municipio a Napoli.
Il fatto che due fratelli siano coinvolti, a distanza di pochi anni, in episodi così gravi riaccende il dibattito sul ruolo dei contesti familiari e sociali nella crescita di giovani esposti alla criminalità.
Le indagini suggeriscono che la sparatoria possa essere stata una risposta a un precedente raid tra gruppi rivali, segno di una escalation di violenza tra giovanissimi armati.
Un fenomeno che preoccupa istituzioni e forze dell’ordine, come sottolineato anche dal prefetto di Napoli, che ha evidenziato l’importanza dell’impegno investigativo ma anche la necessità di interventi più profondi sul piano sociale.
La vicenda conferma un dato sempre più evidente: l’età dei protagonisti della criminalità si sta abbassando drasticamente. Ragazzi poco più che adolescenti impugnano armi e partecipano a dinamiche violente con modalità sempre più simili a quelle della criminalità organizzata.
Un segnale allarmante che chiama in causa non solo la repressione, ma anche scuola, famiglie e politiche sociali. Perché, come dimostra questo caso, la violenza può radicarsi e riprodursi anche all’interno degli stessi nuclei familiari.










