Protesta dei venditori di cozze e pescivendoli davanti a Palazzo San Giacomo, sede del Comune, dove questa mattina circa un centinaio di operatori del settore si sono riuniti per denunciare il crollo delle vendite dopo l’allarme epatite A.
Al centro della protesta, l’ordinanza firmata dal sindaco Gaetano Manfredi che ha vietato il consumo di molluschi crudi nei locali pubblici, misura adottata anche da altri Comuni della Campania per contenere il contagio.
I commercianti parlano di una situazione ormai insostenibile.
“Siamo rovinati, nessuno compra più niente”, denunciano, spiegando che l’effetto combinato del divieto e della comunicazione mediatica ha generato paura tra i consumatori.
Secondo quanto riferito durante la protesta, anche l’ultima domenica è stata “drammatica sotto il profilo degli incassi”, con vendite praticamente azzerate.
Alcuni operatori parlano addirittura di un calo fino all’80% delle vendite, proprio in un periodo cruciale come quello che precede la Pasqua, tradizionalmente legato al consumo di pesce e frutti di mare.
I pescivendoli puntano il dito contro quella che definiscono una cattiva informazione, tra notizie imprecise e contenuti virali sui social.
“Si parla di epatite A e si mostrano immagini di cozze: è chiaro che così nessuno le compra più”, spiegano.
Secondo i manifestanti, il problema è stato generalizzato senza distinguere tra prodotti controllati e eventuali casi isolati di contaminazione.
Chiedono quindi alle istituzioni e ai media maggiore chiarezza, per evitare che l’intero comparto venga penalizzato.
Le autorità sanitarie hanno più volte precisato che non è vietata la vendita di frutti di mare e il consumo è consentito solo se i prodotti sono ben cotti.
Il provvedimento nasce dall’aumento dei casi di epatite A registrati negli ultimi giorni in Campania, con decine di ricoveri all’Ospedale Domenico Cotugno.
Alcuni campionamenti hanno individuato tracce di contaminazione in una minima parte dei molluschi analizzati, portando al blocco immediato delle produzioni interessate.
I venditori chiedono un intervento urgente delle istituzioni: “Non si può ridurre tutto a un divieto senza chiarire le cause reali del fenomeno”, sostengono.
Il timore è che, senza una comunicazione più precisa e mirata, l’intero settore ittico locale possa subire danni irreparabili, con centinaia di famiglie a rischio.










