La mattina del 5 marzo 1983, alle prime ore dell’alba, Pasquale Mandato, maresciallo del Corpo degli Agenti di Custodia della Polizia Penitenziaria, fu barbaramente assassinato in un agguato organizzato dalla criminalità organizzata a Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. Il suo nome è ancora oggi ricordato come esempio di coraggio, rigore e fedeltà al dovere, in un periodo in cui il crimine organizzato cercava di infiltrarsi anche nelle istituzioni penitenziarie italiane.
Quel giorno, intorno alle 8 del mattino, il maresciallo Mandato, 53 anni, stava percorrendo pochi metri a piedi per raggiungere la Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere quando fu sorpreso da un commando di otto killer armati che lo attesero vicino a una tabaccheria, dove si era fermato per comprare materiale per la famiglia.
Senza alcun avviso, i sicari spararono numerosi colpi d’arma da fuoco, con pistole, fucili e mitragliette, raggiungendo il maresciallo alla testa, al torace e ad altre parti vitali del corpo. Soccorso dai colleghi, Mandato fu trasportato in ospedale ma morì poco dopo a causa delle ferite riportate.
L’omicidio non fu un episodio isolato, ma l’atto di una criminalità organizzata organizzata e pianificata. Le indagini successive ricostruirono che Mandato si era opposto con fermezza a favori e pressioni illegittime da parte di detenuti appartenenti alla camorra e ai loro affiliati. Il suo rigore professionale nell’ufficio matricola, dove gestiva trasferimenti, colloqui e certificazioni delicate, lo aveva portato ad essere considerato scomodo da ambienti malavitosi che operavano dentro e fuori il carcere.
Secondo le testimonianze e gli atti giudiziari, Michelangelo D’Agostino, legato alla camorra, fu identificato come uno degli esecutori e successivamente condannato per il delitto.
La notizia dell’uccisione del maresciallo Mandato scosse profondamente l’intero Casertano. Il 9 marzo 1983, tre giorni dopo l’omicidio, i principali sindacati (Cgil, Cisl e Uil) organizzarono uno sciopero generale contro la camorra, mobilitando lavoratori e cittadini nella protesta contro la violenza organizzata che stava minacciando la sicurezza e lo Stato di diritto.
Negli anni successivi la figura di Pasquale Mandato è stata ricordata con diversi onori istituzionali. È stato ufficialmente riconosciuto “Vittima del Dovere” dal Ministero dell’Interno ai sensi della legge 466/1980.
Il 10 dicembre 2005 nel corso della Festa della Polizia Penitenziaria a Santa Maria Capua Vetere fu scoperta una lapide in sua memoria.
Il 15 ottobre 2008 gli fu assegnata la Medaglia d’Oro al Merito Civile alla Memoria per l’estremo sacrificio compiuto nello Stato.
A lui è stata dedicata una strada nel suo paese natale di Pietrelcina (BN), come segno di riconoscenza e memoria civica.
La sua figura è anche evocata nell’intitolazione di istituti di pena, come il Centro Penitenziario di Napoli Secondigliano che porta il suo nome.
Pasquale Mandato non fu solo una vittima innocente di una criminalità violenta, ma un uomo di Stato che ha pagato con la vita la sua fermezza contro l’illegalità e la sua fedeltà al ruolo istituzionale. In anni difficili per il sistema penitenziario italiano, in cui la camorra e altre organizzazioni mafiose tentavano di esercitare potere anche dentro le mura delle carceri, la sua figura rappresenta un simbolo di dignità e dedizione al servizio pubblico.











