Un provvedimento senza precedenti ha segnato oggi una svolta nella lunga battaglia giudiziaria legata al traffico illecito di rifiuti e al disastro ambientale nella Terra dei Fuochi: il Tribunale di Napoli – sezione misure di prevenzione ha disposto la **confisca definitiva di beni per quasi 205 milioni di euro nei confronti dei fratelli Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini, imprenditori di Acerra attivi nel settore del recupero, smaltimento e riciclaggio di rifiuti urbani e industriali.
Il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria (Gico) della Guardia di Finanza di Napoli ha notificato il decreto di confisca e ha messo i sigilli a un patrimonio che comprende:
- 8 aziende tra Napoli, Frosinone e Roma;
- 224 immobili in sette province (da Napoli a Cosenza);
- 75 terreni;
- 70 rapporti finanziari;
- 72 auto, 3 barche e 2 elicotteri.
Nel decreto di confisca i giudici non usano mezzi termini: i fratelli Pellini non sarebbero stati imprenditori “involontariamente impattati in illecito”, ma “criminali senza scrupoli che hanno piegato le loro competenze imprenditoriali al perseguimento del soldo facile”. La loro attività, secondo il Tribunale, ha avuto “conseguenze devastanti nei territori interessati e per l’ambiente”, fino ad associare con più che semplice sospetto alcuni casi di malattie tumorali alle attività inquinanti lamentate nella Terra dei Fuochi.
I giudici sottolineano come il sistema economico-finanziario dei Pellini fosse sostenuto da un “sistema di fatturazioni false” e da una “imponente evasione fiscale” che ha permesso l’immissione di ingenti capitali di origine illecita nei circuiti economici leciti, creando un effettivo “effetto moltiplicatore” di investimenti basati su proventi criminali.
La confisca arriva dopo un iter giudiziario iniziato oltre un decennio fa. Nel 2017 i proventi dei Pellini furono sottoposti a sequestro di prevenzione in seguito alla loro condanna definitiva per disastro ambientale legata al traffico illecito di rifiuti nella Terra dei Fuochi. Una prima confisca fu confermata in appello nel 2023, ma nel 2024 la Corte di Cassazione la annullò per vizi formali legati ai tempi della decisione, restituendo ai Pellini gli asset per un valore superiore ai 200 milioni di euro.
La Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, tuttavia, ha insistito che i presupposti della misura, sproporzione patrimoniale e pericolosità “qualificata” degli indagati, restassero validi. Avviata una nuova ricognizione patrimoniale, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale ha depositato il decreto di confisca definitivo lo scorso 19 febbraio.
La confisca rappresenta un risultato significativo nella lotta contro le ecomafie e il traffico illecito di rifiuti, fenomeni che da anni affliggono parte del territorio campano e non solo. Con il patrimonio dei Pellini ora acquisito allo Stato, si apre la possibilità di destinare risorse alla bonifica ambientale, al recupero del territorio e alle comunità colpite dall’inquinamento.
Il provvedimento, pur essendo suscettibile di impugnazione, pone fine a una delle più importanti vicende giudiziarie italiane legate alla criminalità ambientale, ribadendo l’impegno delle autorità giudiziarie e delle forze dell’ordine nel contrasto a chi usa il business dei rifiuti per generare profitti illeciti e distruggere il territorio.











