Quattro agenti della Polizia di Stato, colleghi dell’assistente capo Carmelo Cinturrino, arrestato per l’omicidio volontario di Abderrahim Mansouri nel boschetto di Rogoredo, in provincia di Milano, lo scorso 26 gennaio, sono stati allontanati dal Commissariato Mecenate e assegnati a incarichi non operativi in sedi diverse. La decisione, comunicata il 26 febbraio 2026, segue l’apertura di un fascicolo di indagine che li vede coinvolti per favoreggiamento e omissione di soccorso.
I quattro poliziotti sono stati trasferiti fuori dal commissariato dove prestavano servizio, con compiti che non prevedono attività operative sul campo. Il provvedimento, disposto dal questore di Milano Bruno Megale, ha come obiettivo quello di tutelarli e garantire correttezza e trasparenza nelle indagini in corso, in attesa di ulteriori accertamenti sul loro eventuale ruolo nei fatti contestati.
L’inchiesta segue la denuncia e il successivo arresto di Cinturrino, accusato di aver sparato e ucciso Mansouri, un 28enne marocchino noto nel boschetto della droga di Rogoredo. Le autorità stanno approfondendo il ruolo dei colleghi presenti la sera dell’omicidio: oltre al favoreggiamento, si ipotizza l’omissione di soccorso per non aver chiamato tempestivamente l’ambulanza dopo lo sparo. Gli accertamenti della Squadra Mobile di Milano proseguono per chiarire eventi, responsabilità e dinamiche interne al commissariato.
Il trasferimento a incarichi non operativi rappresenta un primo effetto concreto dell’approfondimento giudiziario sulla vicenda, che ha scosso l’opinione pubblica e sollevato interrogativi sulle modalità di intervento degli agenti nelle aree più sensibili della periferia. Allontanare gli indagati dal loro reparto principale punta a evitare interferenze con gli accertamenti e possibili pressioni sull’ambiente investigativo.
Secondo varie testimonianze raccolte dalla magistratura, gli agenti trasferiti si trovavano con Cinturrino durante il servizio in cui è avvenuta la sparatoria. Oltre agli aspetti tecnici dell’omicidio, l’inchiesta mira anche ad accertare eventuali comportamenti “non ortodossi” o reticenze all’interno del Commissariato Mecenate, dove certe condotte operative avrebbero suscitato dubbi già in passato.
Intanto Cinturrino resta in carcere, con la custodia cautelare confermata dal gip di Milano. Le accuse nei suoi confronti rimangono quelle di omicidio volontario e alterazione della scena del crimine, mentre gli approfondimenti sulla posizione dei colleghi sono parte integrante dell’evoluzione investigativa del caso.











