Un passaggio giudiziario destinato a cambiare profondamente il corso dell’inchiesta volta a far luce sul ferimento di Gianluca Pisacane, fratello dell’allenatore del Cagliari Fabio Pisacane, avvenuto lo scorso gennaio ai Quartieri Spagnoli di Napoli, dove Pisacane gestisce un locale. All’indirizzo della vittima, Gianluca Pisacane, 28 anni, titolare del bar “Pisadog 19 Spritz” nella zona di Vico Tre Re a Toledo, furono esplosi due proiettili alle gambe. Il raid giunse al culmine di una lite, nata all’interno del locale per futili motivi: Pisacane sarebbe finito nel mirino dei due clienti allontanati per aver fatto da paciere.
I due uomini identificati e fermati con l’accusa di tentato omicidio sono Vincenzo Bevivino, 27 anni, e Vincenzo Rossi, 28 anni, cugini originari di Chiaiano, quartiere della periferia nord di Napoli. Entrambi sono noti alle forze dell’ordine e risultano imparentati con una delle donne coinvolte nella lite iniziale che ha poi scatenato la vendetta culminata con gli spari contro Pisacane e il ferimento del padre. Secondo gli investigatori, l’aggressione sarebbe stata premeditata e scaturita da futili motivi: una discussione tra una cliente e la cameriera del locale “Pisadog 19”, gestito da Gianluca, culminata con un’insulto e minacce pesanti, come: “ti sparo in bocca”. Le immagini delle telecamere di video sorveglianza immortalano i due cugini mentre si appostano nella zona dopo la chiusura del bar e affrontano la vittima e suo padre.
All’esterno del locale, i due cugini avrebbero prima strattonato Pisacane e colpito il padre, poi Vincenzo Bevivino avrebbe ferito il gestore con una bottiglia rotta. Vincenzo Rossi avrebbe estratto una pistola e sparato più colpi, colpendo Gianluca Pisacane alle gambe. Dopo l’aggressione i due si sono dati alla fuga. I due sono stati rintracciati in Abruzzo, a Montesilvano, dove la polizia, in collaborazione con i colleghi partenopei, li ha bloccati la sera del 7 gennaio e ha notificato loro il fermo di polizia giudiziaria per tentato omicidio e porto illegale di arma da fuoco.
All’udienza del 16 febbraio scorso, il Tribunale del Riesame ha riqualificato l’accusa contestata a Vincenzo Bevivino, inizialmente indagato per concorso in tentato omicidio, derubricandola in lesioni personali aggravate. Una decisione che incide in modo significativo sull’impianto accusatorio costruito dalla Procura in relazione al ferimento di Gianluca Pisacane.
La pronuncia è arrivata al termine di una discussione particolarmente intensa. Il collegio ha ritenuto che, allo stato degli atti, non emergano elementi sufficienti a dimostrare l’intenzione omicidiaria, requisito essenziale per sostenere l’ipotesi di tentato omicidio.
Decisiva, secondo quanto emerso in aula, è stata la rivalutazione delle modalità dell’azione, considerate incompatibili, in questa fase cautelare, con il dolo diretto o alternativo richiesto per il reato più grave.
Determinante il lavoro difensivo degli avvocati Luigi Senese e Nicoletta Viggiani, legali di fiducia di Bevivino, che hanno insistito sull’assenza della volontà di uccidere, sostenendo che l’aggressione, pur grave e violenta, fosse finalizzata a colpire e non a provocare la morte della vittima. Una tesi che il giudice del Riesame ha ritenuto meritevole di accoglimento, almeno sotto il profilo cautelare.
Di tutt’altro avviso la Procura, che aveva costruito l’impianto accusatorio puntando sulla violenza dell’azione, sulla dinamica dell’aggressione e sull’utilizzo di un’arma ritenuta potenzialmente letale.
I fatti, fin da subito, ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica anche per il legame familiare della vittima con il mondo del calcio professionistico.
Pisacane venne soccorso e trasportato d’urgenza in ospedale, dove i medici riuscirono a stabilizzarlo. Le lesioni riportate furono giudicate serie, ma non tali, secondo la nuova valutazione del Riesame, da dimostrare in modo univoco l’intenzione di uccidere da parte degli aggressori.
Bevivino Vincenzo, in particolare, era stato chiamato a rispondere in concorso, sulla base di una presunta partecipazione attiva alla fase esecutiva dell’aggressione. Proprio su questo punto si è concentrata la rivalutazione del collegio, che ha ritenuto necessario distinguere la gravità delle condotte dalla loro finalità soggettiva.
La derubricazione del reato da tentato omicidio a lesioni aggravate cambia radicalmente lo scenario processuale.
Mutano il quadro sanzionatorio, la valutazione delle esigenze cautelari e le prospettive difensive dell’imputato. La decisione del Riesame non chiude il procedimento, ma rappresenta un passaggio cruciale che indebolisce l’impianto accusatorio originario.
Il procedimento proseguirà ora davanti al giudice competente per il merito, chiamato a valutare nel dettaglio responsabilità, ruoli e dinamica dell’aggressione. Sarà in quella sede che verrà definitivamente accertato se le condotte contestate integrino effettivamente le lesioni aggravate o se emergeranno nuovi elementi in grado di modificare ulteriormente il quadro.











