Emergono nuovi particolari sull’aggressione armata ai danni di Gianluca Pisacane, fratello dell’allenatore del Cagliari Fabio Pisacane, ferito alle gambe la notte del 3 gennaio scorso ai Quartieri Spagnoli di Napoli. Dopo giorni di indagini, la Squadra Mobile di Napoli, con la collaborazione della polizia di Pescara, ha fermato due dei principali sospettati dell’agguato. La vittima, Gianluca Pisacane, 28 anni, titolare del bar “Pisadog 19 Spritz” nella zona di Vico Tre Re a Toledo, è rimasta colpita alla gamba con due proiettili, fortunatamente non in pericolo di vita. È stato trasportato e medicato all’ospedale Vecchio Pellegrini, dove è stato stabilizzato.
Secondo le prime ricostruzioni, tutto sarebbe iniziato venerdì sera all’interno del locale di Pisacane, quando una dipendente è stata coinvolta in una discussione con alcune clienti per motivi banali legati a un drink rovesciato. Gianluca, nel tentativo di mediare la situazione e difendere la sua collaboratrice, si è intromesso nella lite. La tensione è sembrata rientrare, ma poche ore dopo, alla chiusura del locale, un gruppo di almeno cinque persone si è presentato nei pressi del bar. Tra questi, secondo gli inquirenti, c’erano il fratello e il cugino di una delle donne coinvolte nella lite precedente. In quel momento il clima è rapidamente degenerato e uno degli aggressori ha estratto una pistola calibro 9 sparando contro Gianluca.
I due uomini identificati e fermati per il tentato omicidio sono Vincenzo Bevivino, 27 anni, e Vincenzo Rossi, 28 anni, cugini originari di Chiaiano, quartiere della periferia nord di Napoli. Entrambi sono noti alle forze dell’ordine e risultano imparentati con una delle donne coinvolte nella lite iniziale che ha poi scatenato la vendetta culminata con gli spari contro Pisacane e il ferimento del padre. Secondo gli investigatori, l’aggressione sarebbe stata premeditata e scaturita da futili motivi: una discussione tra una cliente e la cameriera del locale “Pisadog 19”, gestito da Gianluca, culminata con un’insulto e minacce pesanti, come: “Ti sparo in bocca”. Le immagini delle telecamere di video sorveglianza immortalano i due cugini mentre si appostano nella zona dopo la chiusura del bar e affrontano la vittima e suo padre.
All’esterno del locale, i due cugini avrebbero prima strattonato Pisacane e colpito il padre, poi Vincenzo Bevivino avrebbe ferito il gestore con una bottiglia rotta. Vincenzo Rossi avrebbe estratto una pistola e sparato più colpi, colpendo Gianluca alle gambe. Dopo l’aggressione i due si sono dati alla fuga. La fuga dei sospettati è terminata in Abruzzo, a Montesilvano (PE), dove la polizia, in collaborazione con i colleghi partenopei, li ha bloccati la sera del 7 gennaio e ha notificato loro il fermo di polizia giudiziaria per tentato omicidio e porto illegale di arma da fuoco.
Il giudice per le indagini preliminari di Pescara ha convalidato il fermo nei confronti di Bevivino e Rossi, disponendo per entrambi la custodia cautelare in carcere in attesa del trasferimento degli atti alla Procura di Napoli, competente per l’indagine. I due indagati, difesi dai rispettivi legali — Luigi Senese per Bevivino e Leopoldo Perone e Antonio Rizzo per Rossi — si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Secondo gli inquirenti, la reazione violenta dei cugini sarebbe stata dettata dalla volontà di “vendicare” una percepita umiliazione: la lite con la cameriera e il modo in cui la situazione era stata gestita da Gianluca. L’agguato, quindi, non sarebbe stato un episodio casuale ma una spinta verso la vendetta personale, con un livello di violenza sproporzionato rispetto alla causa scatenante.
Le indagini proseguono per risalire agli altri soggetti coinvolti nella spedizione punitiva, con la polizia che sta esaminando filmati delle telecamere di sorveglianza della zona per ricostruire dinamiche e responsabilità.











