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25 febbraio 1997: dirigente sanitario ucciso in un agguato mafioso

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
25 Febbraio, 2026
in Cronaca
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25 febbraio 1997: dirigente sanitario ucciso in un agguato mafioso
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La mattina del 25 febbraio 1997 fu ucciso Giulio Giuseppe Castellino, 53 anni, dirigente del Servizio d’igiene pubblica dell’USL di Agrigento, deceduto a seguito delle gravi ferite riportate in un agguato di stile mafioso avvenuto alcuni giorni prima in provincia di Agrigento. 

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Castellino, noto per la sua integrità professionale e morale, fu ferito il 12 febbraio 1997 mentre stava rientrando a casa con la propria auto in contrada Mosella, nei pressi di Agrigento. Alcuni sicari lo affiancarono e gli spararono tre colpi d’arma da fuoco, di cui uno alla testa, lasciandolo gravemente ferito. 

Già nei mesi precedenti l’allora dirigente sanitario aveva subìto avvertimenti, tra cui un proiettile di lupara esploso contro il portone di casa sua a Palma di Montechiaro. 

Dopo l’agguato, soccorso da un automobilista di passaggio, fu ricoverato in ospedale prima ad Agrigento e successivamente trasferito con urgenza nel reparto di neurologia di Palermo, dove fu sottoposto a più interventi chirurgici. Le gravissime condizioni però non gli permisero di recuperare e Castellino spirò il 25 febbraio 1997. 

Nato il 2 settembre 1942 a Palma di Montechiaro, Castellino si era laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Catania e aveva svolto per oltre vent’anni il ruolo di Ufficiale Sanitario del Comune della sua città natale. Nel 1995 era stato nominato capo del Servizio di Igiene Pubblica della Provincia di Agrigento, incarico che mantenne fino all’agguato mortale. 

Nel corso della sua carriera si distinse per la fermezza con cui applicava le norme sanitarie, adottando provvedimenti impopolari ma necessari, come la chiusura del mercato ortofrutticolo di Agrigento per gravi carenze igienico‑sanitarie e la revoca o il rifiuto di autorizzazioni ritenute non conformi. 

La morte di Castellino fu subito interpretata da molti come un delitto di mafia, frutto della sua integrità incorruttibile e della sua opposizione a logiche di compromesso e illegalità. Anche se il movente reale e gli autori materiali dell’agguato non sono stati sempre chiariti completamente, il suo nome è annoverato tra le vittime civili della criminalità organizzata in Italia. 

La figura di Castellino è spesso ricordata come esempio di onestà professionale e impegno civile: manifestazioni, commemorazioni e iniziative culturali sono state organizzate nel corso degli anni a Palma di Montechiaro e nei comuni vicini per mantenere viva la memoria di chi ha dato la vita nel rispetto della legge e della dignità umana. 

Nel tempo, associazioni locali e familiari hanno promosso eventi e iniziative dedicate alla sua figura, anche coinvolgendo giovani e studenti con concorsi e incontri sul tema della legalità e della lotta alla mafia. 

Recentemente, l’Amministrazione comunale di Palma di Montechiaro ha anche dedicato una piazza pubblica a Castellino, rafforzando il messaggio di impegno civile che la sua storia continua a trasmettere alla comunità. 

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