Un’intera comunità è sotto shock per la morte di Zoe Trinchero, una ragazza di 17 anni, trovata morta nella notte tra il 6 e il 7 febbraio a Nizza Monferrato, in provincia di Asti.
Zoe era uscita venerdì sera dopo il turno di lavoro al bar della stazione, dove era impiegata part-time e conosciuta come una ragazza solare e determinata, con il sogno di diventare psicologa per aiutare gli altri.
La sua scomparsa ha allarmato gli amici, che l’hanno cercata nelle strade della città. Più tardi il suo corpo è stato ritrovato nel rio Nizza, un corso d’acqua nei pressi della città, senza vita e con evidenti segni di violenza: percosse, tumefazioni al volto e lesioni compatibili con un trauma cranico e strangolamento.
Le indagini dei carabinieri hanno portato all’arresto di Alex Manna, un giovane di 20 anni, amico di Zoe e già visto insieme a lei nella serata precedente. Manna ha confessato l’omicidio davanti al pubblico ministero, pur fornendo versioni contraddittorie del gesto.
Secondo quanto dichiarato dall’uomo, fidanzato con un’altra ragazza, la lite sarebbe nata da un momento di tensione tra i due: Manna avrebbe colpito Zoe con pugni e l’avrebbe strangolata, per poi lasciarla esausta nel canale. Successivamente avrebbe tentato di depistare le indagini, accusando un’altra persona innocente.
A seguito della diffusione della notizia, sono emerse tensioni anche al di fuori delle indagini ufficiali. Alcuni cittadini si sono mobilitati in maniera scomposta verso persone estranee alla vicenda, generando l’intervento delle Camere penali di Asti e Alessandria che hanno condannato i tentativi di linciaggio, ricordando che la giustizia deve svolgersi nei tribunali, non nelle piazze.
I funerali di Zoe sono stati accolti con profondo dolore: il sindaco di Nizza Monferrato e di altri comuni dell’Astigiano hanno definito il fatto “una tragedia inaccettabile”, sottolineando quanto fosse amata dai suoi amici e conoscenti. Organizzazioni femministe locali, come Non Una di Meno, hanno organizzato presidi e momenti di riflessione pubblica, denunciando ancora una volta la violenza di genere e l’importanza di un cambiamento culturale profondo nei modi di educare al rispetto reciproco.
Zoe frequentava la scuola e lavorava nel bar della stazione per contribuire alle sue spese: amici la ricordano come una ragazza con una battuta pronta, allegra e piena di sogni. Amava studiare e aveva progetti per il futuro che non potrà più realizzare.
La vicenda è seguita dalla Procura di Alessandria, che sta valutando la qualificazione del reato e la convalida del fermo. L’autopsia sul corpo di Zoe sarà fondamentale per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e le responsabilità










