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VIDEO-“Conocal”, le immagini che raccontano il rione di Ponticelli sotto assedio

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
7 Febbraio, 2026
in Cronaca, In evidenza
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VIDEO-“Conocal”, le immagini che raccontano il rione di Ponticelli sotto assedio
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Prima che sul Conocal cali di nuovo il silenzio, è doveroso raccontarlo attraverso le immagini che, negli ultimi anni, hanno trasformato questo rione di Ponticelli in uno dei luoghi più fotografati e filmati dalla cronaca napoletana.

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Le immagini non mentono. Raccontano le incursioni armate in pieno giorno, quando la faida tra i clan De Micco e D’Amico trasformava strade, cortili e piazzette in un autentico teatro di guerra. I residenti assistevano increduli a sparatorie, inseguimenti e intimidazioni, mentre la vita quotidiana diventava uno sfondo di paura e diffidenza. Una faida di camorra sanguinaria, animata da soldati dei clan che come dimostrano le immagini, non tenevano conto della presenza in strada dei civili. Negli anni compresi tra il 2013 e il 2015, il rione Conocal è stato teatro di numerosi agguati di camorra riconducibili a quello scenario.

Non meno potenti i dialoghi intercettati nell’abitazione di Annunziata D’Amico, donna-boss uccisa il 10 ottobre 2015. Le registrazioni mostrano il potere esercitato tra le mura domestiche, la capacità di guidare un clan da donna in un ambiente tradizionalmente maschile, e spiegano perché la sua figura continua a colpire l’opinione pubblica e la memoria collettiva del rione. Dialoghi che avvengono nel momento topico della faida, come dimostrano le parole scandite dalla boss in gonnella: “o’ Bodo – soprannome dei boss e degli affiliati al clan De Micco – in casa mia non mette nessuna legge”, sbraita “la passillona”, ignara di essere intercettata per rimarcare la forte volontà di opporsi alla richiesta di corrispondere al clan rivale una tangente sui proventi delle dozzine di piazze di droga che gestiva nel Conoca, “il suo” rione. Un diniego che ha pagato con la vita: l’omicidio di Annunziata D’Amico sancì la fine delle ostilità, consacrando l’egemonia dei De Micco.

Superati i concitati anni segnati dalla guerra per il controllo del territorio, il Conocal è rimasto in balia di un gruppo di giovani reduci del clan, prettamente dediti ai reati predatori. Impossibilitati a far valere la propria forza criminale oltre i confini del rione di pertinenza, è soprattutto in quel contesto che danno libero sfogo ad angherie, violenza e vessazioni, soprattutto ai danni di civili, onesti lavoratori senza nessun coinvolgimento nelle logiche criminali. La rapina a mano armata compiuta nell’inverno del 2023 da giovani del rione ai danni di un automobilista, catturata in video, registrato da un residente affacciato al balcone, rappresenta l’espressione più topica e emblematica di quella realtà. Un gruppo di ragazzi del rione che rovescia della spazzatura lungo via Mario Palermo, la strada che costeggia il Conocal, con il chiaro intento di inibire la marcia degli automobilisti in transito per sottrargli l’automobile. Ed è proprio questa la sequenza immortalata in quel video: un giovane che, a notte fonda, viene costretto a scendere dall’automobile, sotto la minaccia di una pistola, mentre stava andando a lavorare. Quei volti, quei gesti e quella brutalità raccontano la rabbia e la disperazione che permeano l’esistenza di alcuni ragazzi, cresciuti in un contesto fortemente segnato dall’illegalità e dall’emarginazione.

E infine le scene che colpiscono più per il loro contrasto con la vita: i bambini del Conocal che rendono omaggio a Vincenzo Costanzo, ras del rione ucciso in un agguato di camorra nel maggio 2023, proprio durante i festeggiamenti per il terzo scudetto del Napoli. Un tributo post mortem che rappresentava la fase saliente di una celebrazione religiosa e che vede il nipote del ras portare in gloria la sua gigantografia racchiusa in una cornice per poi riporla in un’edicola votiva che per oltre 20 anni ha custodito le foto dei parenti dei D’Amico uccisi in agguati di matrice camorristica. In seguito al clamore mediatico sortito da quel video, nel corso di un’operazione interforze, l’edicola votiva fu abbattuta. Una risposta estemporanea da parte dello Stato, ma non esaustiva. Le immagini di quei bambini mettono in luce una domanda scomoda: in quali condizioni crescono i più piccoli, senza interventi tempestivi e costanti da parte dello Stato e delle istituzioni?

Raccontare il Conocal significa fermare il tempo in immagini che fanno male, ma che aiutano a capire. Non si tratta di cronaca spettacolarizzata, ma di memoria visiva di un rione dove la violenza è stata normalizzata e dove la paura accompagna la crescita dei suoi abitanti.

Solo guardando in faccia la storia recente, si può sperare che un giorno il Conocal racconti una realtà diversa: una storia di crescita, sicurezza e comunità, dove bambini e giovani possano vivere senza il peso costante del terrore.


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