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5 febbraio 2000, apre un’impresa di pompe funebri e fa concorrenza alla mafia: ucciso in un agguato

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
4 Febbraio, 2026
in Cronaca
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5 febbraio 2000, apre un’impresa di pompe funebri e fa concorrenza alla mafia: ucciso in un agguato
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Il 5 febbraio 2000 rimane una data drammatica nella storia delle vittime di Cosa nostra agrigentina: in Sant’Angelo Muxaro, piccolo centro dell’Agrigentino, fu assassinato con un colpo di lupara alla testa Salvatore Vaccaro Notte, 42 anni, per non essersi piegato alle richieste della mafia locale. 

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Salvatore non era un uomo legato alla criminalità: insieme al fratello Vincenzo aveva scelto di tornare nel loro paese natale dopo anni trascorsi in Germania, dove avevano lavorato come pizzaioli per guadagnare abbastanza da investire in un’attività imprenditoriale. 

Nel 1998 i due fratelli aprirono un’impresa di pompe funebri a Sant’Angelo Muxaro, entrando in concorrenza con un’altra ditta locale già legata, secondo gli inquirenti, a gruppi malavitosi della zona. 

L’attività imprenditoriale dei Vaccaro Notte, basata su regolarità formale e servizi seri, cominciò a ottenere riscontri tra gli abitanti, ma al contempo disturbò gli equilibri criminali del posto. La mafia locale, nota come “Cosca dei Pidocchi”, non gradì l’iniziativa di libera impresa e cercò di imporre alla famiglia un accordo per chiudere l’attività. 

Il 3 novembre 1999, Vincenzo Vaccaro Notte fu ucciso a colpi di pistola in un agguato stragista dopo aver rifiutato qualunque compromesso con la criminalità. Sul fratello Salvatore gravò allora il peso di portare avanti l’attività e conservare dignità e libertà. 

Salvatore non si arrese: continuò l’impresa di famiglia e addirittura indagò in prima persona sull’omicidio del fratello, redigendo un memoriale con i suoi sospetti e nomi, e dichiarando in pubblico di sapere chi fosse responsabile della morte di Vincenzo. Questo atteggiamento di ostinata indipendenza — e la sua evidente volontà di non arrendersi alla logica mafiosa — lo segnò come un nemico da eliminare. 

È in questo contesto che, il 5 febbraio 2000, a pochi mesi di distanza dall’uccisione di Vincenzo, Salvatore fu assassinato con un colpo di lupara alla testa. Il messaggio dei killer mafiosi fu chiaro: nessuno doveva sfidare il monopolio criminale sugli affari della comunità. 

Dopo la morte di Salvatore, il terzo fratello, Angelo Vaccaro Notte, decise di rompere il muro di omertà. Non agì da solo ma si rivolse alle forze dell’ordine raccontando ciò che sapeva, facendosi testimone di giustizia e collaborando all’indagine. Per questo venne inserito nel programma di protezione per sé e la sua famiglia. 

Le indagini che seguirono portarono, nel maggio del 2006, all’arresto di noti esponenti mafiosi latitanti, alla scoperta di traffici di armi e droga, appalti pilotati e fenomeni di corruzione politica legati proprio alla criminalità organizzata dell’Agrigentino. 

La vicenda dei fratelli Vincenzo e Salvatore Vaccaro Notte è considerata un simbolo di resistenza alla mafia e di libertà di impresa, pagata con la vita da due uomini onesti che vollero fare impresa senza piegarsi al ricatto della criminalità. Il Comune di Sant’Angelo Muxaro ha voluto intitolare una via ai due fratelli in loro memoria, per non dimenticare il prezzo altissimo che si paga quando lo Stato e la legalità vengono sfidati dalle reti criminali. 

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