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Paziente oncologico muore costretto per ore a terra in ospedale: simbolo delle criticità della sanità

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
28 Gennaio, 2026
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Paziente oncologico muore costretto per ore a terra in ospedale: simbolo delle criticità della sanità
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È morto Franco Amoroso, 60 anni, paziente oncologico che nelle scorse settimane era stato costretto a trascorrere diverse ore senza barella nel pronto soccorso dell’ospedale di Senigallia, in provincia di Ancona, dove si era recato a causa di forti dolori e difficoltà legate alla sua grave malattia. 

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Originario di Treviso ma residente da tempo a Senigallia, Amoroso combatteva da anni contro una recidiva di tumore al colon. Dopo una prima operazione chirurgica, la malattia si era ripresentata, rendendo la sua situazione clinica particolarmente delicata. 

Ore di attesa in pronto soccorso

La vicenda risale al 12 gennaio, quando Franco si era presentato al pronto soccorso accompagnato dalla moglie Cecilia in codice arancione per i gravi dolori, il gonfiore e le difficoltà nella minzione che gli impedivano di restare seduto a lungo. 

Nonostante la gravità del quadro clinico, l’uomo è stato visitato la prima volta solo dopo circa tre ore dall’ingresso. Gli è stato applicato un catetere, ma non è stata immediatamente disponibile una barella o una lettiga, costringendolo a rimanere seduto su una sedia di metallo. 

Con il passare del tempo, l’attesa è diventata sempre più lunga: dopo cinque ore, stante il persistere della mancanza di barelle, la moglie ha steso una coperta sul pavimento e lo ha fatto sdraiare a terra, dove è rimasto con accanto la sacca del catetere. La fotografia scattata dalla moglie in quell’istante — con Amoroso disteso sul pavimento — ha fatto rapidamente il giro dei social, suscitando sdegno e solidarietà e diventando simbolo delle difficoltà del sistema sanitario pubblico. 

Solo dopo otto ore di attesa è stata finalmente messa a disposizione una barella, ma le dimissioni dall’ospedale sono arrivate circa undici ore dopo l’ingresso al pronto soccorso. 

La morte e la reazione

Franco Amoroso è deceduto il 26 gennaio nella sua abitazione, dove si trovava assistito dalla moglie, a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute già precarie. 

La vicenda aveva indotto il direttore generale dell’Azienda sanitaria territoriale (Ast) di Ancona, Giovanni Stroppa, a presentare scuse ufficiali alla famiglia e ad avviare verifiche interne per accertare le circostanze di quanto accaduto nel pronto soccorso. Tuttavia, la moglie ha respinto le scuse, sottolineando come non fosse arrabbiata soltanto per il caso di suo marito, ma anche per la situazione generalizzata di chi attende per ore di assistenza sanitaria. 

Il simbolo di una crisi sanitaria

La storia di Amoroso ha acceso un acceso dibattito sulle criticità della sanità pubblica italiana, soprattutto riguardo alle lunghe attese nei pronto soccorso e alla carenza di risorse come barelle e lettighe nei momenti di maggiore afflusso di pazienti. 

Nei giorni successivi alla diffusione del caso, si è avviata anche una raccolta fondi per sostenere la famiglia di Franco, in particolare per far fronte alle difficoltà economiche legate a un progetto di vita — un bed and breakfast a Senigallia — che la coppia aveva tentato di realizzare prima della malattia e che ora rischia di fermarsi. 

La tragica morte di Franco Amoroso rimane, per molti, un atto d’accusa contro un sistema sanitario sotto pressione, che in alcuni casi fatica a rispondere alle esigenze di persone con condizioni cliniche gravi o croniche. 

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