Il 13 gennaio 1984, nell’hinterland napoletano, l’agente di polizia Agostino Mastrodicasa, appena 22 anni, fu ucciso in servizio a Casoria mentre, insieme ad altri colleghi della Squadra Mobile della Questura di Napoli, dava la caccia a un latitante armato e pericoloso.
Quella sera, Mastrodicasa e gli altri agenti della 4ª Sezione della Squadra Mobile stavano effettuando controlli nelle abitazioni di pregiudicati nel centro di Casoria, nella provincia di Napoli, quando notarono un uomo sospetto che, per evitare l’arresto, fuggì all’interno di un edificio in Quinto Vicolo Marco Rocco. L’uomo, un camorrista di 22 annievaso dal carcere di Poggioreale durante un permesso premio e con ancora sei anni di pena da scontare, salì su una finestra e cercò di eludere il controllo. Gli agenti lo inseguirono, ma all’improvviso il latitante aprì il fuoco contro gli investigatori. Una delle pallottole colpì mortalmente Agostino Mastrodicasa, che venne immediatamente soccorso e trasportato al Ospedale “Nuovo Pellegrini” di Napoli, dove poco dopo morì per le ferite riportate. I colleghi risposero al fuoco e tentarono di bloccare il fuggitivo, ma questi riuscì a dileguarsi nei vicoli circostanti.
La morte di Mastrodicasa rappresentò una ferita profonda per la Polizia di Stato e per l’intera comunità: era giovane, con una carriera brillante davanti a sé, e prestava servizio nella Squadra Mobile di Napoli dal 1981, dopo essersi arruolato e aver frequentato il corso di polizia giudiziaria amministrativa e investigativa. In seguito alla tragedia, furono intraprese indagini per risalire all’identità del killer, mentre familiari, colleghi e città si strinsero nel lutto. Agostino lasciò i genitori Angelo e Annina, la sorella Stefania e il fratello Giovanni, quest’ultimo in servizio nell’Arma dei Carabinieri, rendendo ancora più toccante il ricordo della sua vita spezzata. La memoria di Agostino Mastrodicasa è stata onorata nel tempo con cerimonie, monumenti e dedicazioni: nel 1995 la Caserma della Polizia Stradale di Piano d’Orta e la piazza antistante furono intitolate alla sua memoria, e nel 2010 fu inaugurato un monumento a lui dedicato alla presenza di autorità e della comunità, gesto simbolico per non dimenticare chi ha dato la vita nell’adempimento del proprio dovere.
Due giorni prima di essere ucciso, Agostino aveva scritto sul suo diario versi profondi che, con il tempo, sono diventati testimonianza della sua umanità e del sacrificio: parole che descrivono un giovane con speranze, sogni e un forte senso del dovere, tragicamente interrotto mentre serviva lo Stato.











