Dal primo gennaio 2026 è entrato in vigore un cambiamento fiscale molto significativo che ha ribaltato una regola consolidata per anni nel mercato dei carburanti italiani: il prezzo del gasolio alla pompa è ora superiore a quello della benzina.
L’anomalia nei listini è principalmente dovuta alle modifiche alle accise sui carburanti introdotte con la manovra finanziaria 2026. In pratica, il governo ha deciso di aumentare la tassazione sul gasolio e di ridurre in modo equivalente quella sulla benzina, con l’obiettivo di allineare le accise dei due carburanti e favorire una maggiore equità fiscale. Questa misura ha ribaltato i prezzi relativi ai distributori: fino ad ora il diesel era storicamente più economico della benzina, mentre oggi il prezzo medio nazionale del gasolio è circa 1,666 euro al litro, superando quello della benzina che si attesta attorno a 1,650 euro al litro.
Secondo il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e report come Staffetta Quotidiana, questa è la prima volta in circa tre anni che si verifica un sorpasso simile, un evento che non si vedeva dal febbraio 2023 dopo l’allentamento della crisi dei prezzi iniziata con la guerra in Ucraina.
Con la riforma fiscale, le accise su benzina e gasolio sono state equiparate a 672,90 euro per 1.000 litri, unificando così la base imponibile per entrambi i carburanti. Questo significa che, mentre in passato la benzina aveva un’accisa più alta, ora la tassazione è identica, ma il risultato pratico è un aumento del costo finale del diesel rispetto alla benzina alla pompa.
Per gli automobilisti e le famiglie italiane, il cambiamento nelle accise ha subito effetti immediati: chi guida un’auto diesel si trova a pagare prezzi più alti del previsto, mentre chi utilizza auto a benzina vede una leggera riduzione dei prezzi rispetto all’anno scorso.
Il Codacons e altri osservatori economici stimano che un pieno medio da 50 litri effettuato con carburante diesel possa costare circa 2,47 euro in più rispetto al passato grazie all’aumento dell’accisa, con un impatto annuo significativo per chi usa spesso l’auto.
Le imprese che operano con mezzi diesel, trasporto merci, logistica, aziende con flotte aziendali, sono tra le categorie maggiormente colpite, dato che l’aumento di costo del gasolio si traduce in costi operativi più elevati che possono riversarsi sui prezzi finali di beni e servizi.
L’idea alla base della revisione delle accise è duplice. Da un lato, si punta a una maggiore equità fiscale, eliminando un “vantaggio” storico del diesel che spesso veniva considerato un sussidio ambientalmente dannoso perché favoriva carburanti più inquinanti. Dall’altro, si intende rafforzare il fondo per il trasporto pubblico locale e spingere verso soluzioni più sostenibili per la mobilità.
Per le famiglie italiane, il nuovo scenario dei carburanti significa una possibile scelta diversa nella motorizzazione: chi sta pensando a un’auto nuova potrebbe riconsiderare i costi legati al diesel, mentre chi già ne possiede una dovrà fare i conti con un costo alla pompa superiore a quello della benzina per la prima volta dopo anni.
In sintesi, la riforma delle accise ha già cambiato e continuerà a influenzare il mercato dei carburanti in Italia, con effetti sia sui costi quotidiani per i consumatori sia sulle strategie delle imprese e sulle politiche ambientali del Paese.











