Era uscito come ogni sera dopo una giornata di lavoro. Indossava ancora la tuta da imbianchino quando i killer lo hanno raggiunto in strada e hanno aperto il fuoco contro la Smart bianca sulla quale viaggiava insieme a un giovane barbiere. Rosario Coppola, 52 anni, è morto così ad Arzano, nella periferia nord di Napoli, vittima innocente di una guerra di camorra che non lo riguardava.
L’agguato è avvenuto la sera del 4 febbraio tra via Tenente Alberto Barone e via Sette Re. Due uomini a bordo di uno scooter hanno affiancato l’auto e sparato diversi colpi di pistola. Cinque proiettili hanno raggiunto Coppola al torace e all’addome, uccidendolo sul colpo. Ferito anche Antonio Persico, 25 anni, barbiere incensurato, colpito a un braccio mentre si trovava seduto accanto a lui.
Fin dalle prime ore successive al delitto, gli investigatori hanno iniziato a sospettare che Rosario Coppola non fosse il vero obiettivo del commando.
L’ipotesi dello scambio di persona
Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Rosario Coppola sarebbe stato ucciso per errore. I killer avrebbero scambiato la sua Smart bianca e la sua somiglianza fisica per quelle di un presunto esponente del gruppo criminale della “167” di Arzano, vicino agli ambienti degli Amato-Pagano.
Un tragico errore maturato nel pieno di una fase di tensione tra fazioni criminali in lotta per il controllo del territorio.
Le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna hanno portato a undici arresti, ai quali si aggiungono i 17 di oggi, giovedì 14 maggio. Tra gli indagati figura Salvatore Romano, detto “Sasy”, ritenuto dagli inquirenti uno dei promotori del raid armato.
Secondo la ricostruzione investigativa, il vero bersaglio sarebbe stato Davide Pescatore, ritenuto vicino agli ambienti criminali locali. Rosario Coppola sarebbe stato “tradito” dall’auto identica a quella utilizzata dal reale obiettivo e da una forte somiglianza fisica.
Chi era Rosario Coppola
Ma dietro quel nome finito improvvisamente nelle cronache giudiziarie c’era soprattutto un uomo descritto da amici, vicini e familiari come un gran lavoratore.
Rosario Coppola faceva l’imbianchino. Usciva di casa ogni mattina presto e rientrava la sera dopo intere giornate trascorse tra cantieri e lavori domestici. Ad Arzano lo conoscevano in tanti proprio per il suo mestiere: aveva lavorato in numerose abitazioni della zona e da tempo stava insegnando il lavoro anche al figlio adolescente.
Lascia la moglie e un figlio di 15 anni. Chi lo conosceva racconta di una persona disponibile, pronta ad aiutare gli altri, lontana dagli ambienti criminali.
La sera dell’omicidio si trovava insieme ad Antonio Persico perché il giovane barbiere voleva affidargli alcuni lavori nel suo negozio. Un incontro di lavoro trasformato in tragedia da una raffica di proiettili.
Una vittima innocente della guerra tra clan
La morte di Rosario Coppola ha scosso profondamente Arzano anche perché riporta alla memoria altri casi di vittime innocenti travolte dalle logiche delle faide camorristiche.
Secondo la Dda, l’omicidio si inserisce nello scenario dello scontro interno tra gruppi legati agli scissionisti e agli Amato-Pagano per il controllo delle piazze di spaccio e degli affari illeciti nella zona della “167” di Arzano.
Rosario Coppola non apparteneva a quel mondo.
Una vita spezzata per una somiglianza, per una macchina uguale a un’altra, per un errore maturato dentro la violenza cieca delle dinamiche criminali.
E forse è proprio questo l’aspetto più feroce della camorra: trasformare persone comuni in bersagli casuali, cancellando in pochi secondi esistenze costruite con lavoro, sacrifici e normalità.










