Il 7 gennaio 1982, a San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli, una donna di appena 33 anni, Annamaria Esposito, fu brutalmente uccisa in quello che resta uno dei casi più tragici di vittime innocenti della criminalità organizzata campana. La sua storia, avvenuta nel pieno della violenta fase di scontri tra clan negli anni Ottanta, è ancora ricordata come un drammatico esempio di danno collaterale delle faide di camorra, possibile testimone di un omicidio pagato con la vita.
Annamaria Esposito era la titolare di un bar in via Sant’Anna, nel cuore di San Giorgio a Cremano, una cittadina dell’hinterland napoletano. La mattina del 7 gennaio 1982, due killer a volto coperto fecero irruzione nel locale e aprirono il fuoco con pistole, colpendo la donna con una raffica di proiettili. La donna, gravemente ferita, morì poco dopo il suo ricovero in ospedale a causa della gravità delle ferite riportate.
Ciò che rende ancora più drammatica questa vicenda è che Annamaria non aveva alcun legame con la criminalità organizzata e la sua famiglia era estranea a contesti mafiosi.
Le indagini e le ricostruzioni storiche indicano che l’omicidio di Annamaria potrebbe essere collegato alla camorra locale, in un periodo di violente tensioni tra gruppi criminali. Secondo alcune ipotesi investigative e ricostruzioni della stampa, la donna fu uccisa non per un ruolo diretto nella malavita, ma perché avrebbe potuto essere testimone oculare di un delitto commesso pochi giorni prima nella stessa zona.
Due giorni prima dell’agguato, infatti, nella stessa area di San Giorgio a Cremano venne ucciso il camorrista Giuseppe Vollaro, esponente della Nuova Famiglia, una delle organizzazioni più coinvolte nella faida contro la Nuova Camorra Organizzata (NCO) guidata da Raffaele Cutolo. Secondo le ricostruzioni, gli assassini di Vollaro potrebbero essere transitati davanti al bar di Esposito, e la donna, presente sul posto, potrebbe aver visto in volto i sicari, diventando così agli occhi dei criminali una testimone “scomoda” da eliminare.
All’inizio degli anni Ottanta la camorra napoletana era attraversata da una cruenta guerra interna tra la Nuova Camorra Organizzata e l’alleanza di clan nota come Nuova Famiglia. Quella lotta di potere provocò decine di omicidi, spesso in pieno giorno e anche in luoghi pubblici. Le vittime non erano solo membri delle fazioni in lotta: tra i caduti ci furono anche civili innocenti, catturati nel mezzo della violenza o visti come possibili testimoni scomodi dai gruppi armati.
La storia di Annamaria Esposito è ricordata anche all’interno del “Dizionario enciclopedico delle mafie in Italia” (edito da Castelvecchi), come esempio emblematico di come la violenza organizzata possa travolgere vite innocenti. Le sue origini umili, la dedizione al suo lavoro e la brutalità del delitto hanno reso la sua vicenda un simbolo della lotta civile contro la criminalità organizzata e dell’importanza di ricordare chi non aveva scelto l’illegalità, ma ne pagò le conseguenze più dure.











