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San Giorgio a Cremano, uno dei rapitori punta il dito sui rapporti tra camorra e politica

Luciana Esposito di Luciana Esposito
28 Novembre, 2025
in Cronaca, In evidenza
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San Giorgio a Cremano, uno dei rapitori punta il dito sui rapporti tra camorra e politica

Renato Franco e Giovanni Franco

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’L’inchiesta sul rapimento del 15enne, avvenuto lo scorso aprile ha San Giorgio a Cremano, ha preso una piega inaspettata: secondo quanto dichiarato da uno degli esecutori materiali, l’organizzatore del sequestro, Renato Franco, avrebbe rapporti con esponenti del mondo politico del territorio.

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Una vicenda sulla quale campeggia in toto l’ombra egemone della camorra, in virtù di una serie di vincoli di parentela che legano i genitori del 15enne rapito al clan Cuccaro di Barra, mentre Renato Franco viene stimato essere un elemento di spicco del clan Formicola ,operante a San Giorgio a Cremano. Renato Franco è anche e soprattutto il cuoio di Gennaro Matteo detto ‘o pavone, ucciso in un agguato di camorra a Ponticelli la sera del 10 dicembre del 2021.

Uno scenario tutt’altro che irrilevante quello che contorna la macabra vicenda che ha consentito agli inquirenti di far luce su una serie di dinamiche annesse che hanno concorso a sgominare svariati business illeciti che non riguardano solo gli artefici del sequestro finiti in manette, manche il padre del minore rapito. Nel corso dell’inchiesta è infatti emersa un’ulteriore pista: il padre del 15enne risulta iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di riciclaggio aggravato. La contestazione nasce da una perquisizione effettuata lo scorso 16 luglio durante la quale sarebbero stati individuati elementi ritenuti meritevoli di approfondimento. La vicenda si intreccia così con un quadro investigativo più ampio che va oltre il solo sequestro.

Nel corso degli interrogatori, Amaral Pacheco De Oliveira, il primo arrestato per il rapimento, ha raccontato agli investigatori che Renato Franco “andava a mangiare con un noto politico” di San Giorgio e ha riferito di aver visto Renato Franco in compagnia di figure politiche della zona. Amaral dichiara di aver riconosciuto con certezza il vicesindaco — descritto come un uomo basso, robusto, con capelli grigi, occhiali e alla guida di un Beverly grigio e marrone — insieme ad altre persone dall’aspetto imprenditoriale.

Amaral riferisce inoltre che Franco vantava rapporti diretti con il sindaco. Secondo il suo racconto, Franco sosteneva di poter “fare tutto” a San Giorgio a Cremano, grazie ai legami politici e avrebbe anche facilitato questioni amministrative personali, come il rapido ottenimento della residenza per la compagna di Amaral.

Durante un interrogatorio, Amaral ha aggiunto che uno dei politici frequentati da Franco — a cui lui stesso aveva portato dello champagne — era stato candidato sindaco e ora sarebbe vicino all’attuale primo cittadino, pur non sapendo se ricoprisse la carica formale di vicesindaco.

Da queste deposizioni trapelano dettagli che lasciano emergere un possibile intreccio tra criminalità, estorsione e politica locale: “pratiche accelerate”, “regali di lusso”, “favori amministrativi”. Una serie di elementi che, se confermati, consegnano un’immagine di Renato Franco e del modello camorristico radicato a San Giorgio a Cremano più improntato suo legami con politica e imprenditoria, unitamente a una sfilza di attività illecite finalizzate a incrementare il volume d’affari in assenza di spari. Niente droga e reati predatori, un modello di business che pone al centro della scena le frodi fiscali e non solo.

Dal rapimento lampo agli intrecci con la politica

I due cugini arrestati pochi giorni fa, Renato e Giovanni Franco — rispettivamente 28 e 25 anni — sono accusati di aver avuto un ruolo cruciale nel rapimento del minore. Il terzo uomo del gruppo, Amaral, fu fermato subito dopo il rilascio del 15enne e durante la detenzione ha deciso di collaborare con gli inquirenti per far luce non solo sulle circostanze in cui è maturato il sequestro, ricostruendo con dovizia di particolari le fasi preparatorie, ma anche quanto accaduto quella mattina e nelle ore successive al rapimento del minore. Amaral ha rilasciato dichiarazioni anche in merito alle relazioni incrociate con ambienti politici della zona. 

Secondo il racconto del basista, Renato Franco vantava connessioni tali da giustificare la sua presunta “immunità” in città: “può fare ciò che vuole perché è legato alla politica”, avrebbe riferito agli inquirenti. 

Uno scenario inimmaginabile quando, nelle ore successive al rapimento avvenuto in pieno giorno tra le strade della cittadina vesuviana, i genitori del minore erano ospiti fissi dei principali programmi d’intrattenimento nazionali.

Un retroscena giunto a pochi giorni di distanza dal trionfo elettorale di Giorgio Zinno: il candidato che ha incassato il maggior numero di preferenze conquistando una poltrona nel consiglio regionale della Campania.

Finora, Zinno non ha rilasciato dichiarazioni in merito alle pesanti accuse che gli sono state mosse da uno degli artefici di una delle vicende di cronaca più eclatanti che di recente ha scosso il comune da lui amministrato.

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