«Prima una mano, poi un ginocchio e infine i jeans». È una testimonianza drammatica quella resa oggi davanti alla Corte d’Assise di Napoli da uno dei carabinieri che, nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2025, partecipò al ritrovamento del corpo di Martina Carbonaro, la ragazza di 14 anni uccisa ad Afragola dall’ex fidanzato Alessio Tucci, che ha confessato il delitto.
L’udienza, celebrata nell’aula 116 del Tribunale di Napoli, è stata dedicata all’ascolto dei militari dell’Arma che coordinarono le ricerche della giovane dopo la denuncia di scomparsa. In aula erano presenti anche i genitori di Martina, profondamente provati dal racconto dei testimoni. La madre e il padre hanno lasciato l’aula quando è iniziata la proiezione delle fotografie del luogo in cui venne rinvenuto il cadavere.
Il ritrovamento nel casolare dello stadio Moccia
Il carabiniere ha ricostruito le fasi del ritrovamento nel casolare abbandonato situato nei pressi dello stadio Moccia di Afragola, il luogo dove l’ex fidanzato aveva nascosto il corpo della ragazza dopo averla uccisa.
Secondo la testimonianza, i militari avevano già effettuato diversi sopralluoghi all’interno dell’edificio. Soltanto durante un’ulteriore ispezione, spostando alcuni oggetti e un vecchio armadio poggiato su un cumulo di masserizie, notarono prima una mano, poi un ginocchio e infine i pantaloni della giovane, comprendendo che il cadavere era stato occultato proprio sotto quel pesante mobile.
Gli indizi raccolti durante le ricerche
Nel corso dell’udienza è stato ricordato come gli investigatori fossero già arrivati più volte nel casolare nelle ore precedenti al ritrovamento. Durante quei sopralluoghi erano stati rinvenuti alcuni oggetti riconducibili alla vittima, tra cui quelli che sembravano essere i suoi occhiali e il cellulare, la cui ultima geolocalizzazione risultava proprio nell’area dello stabile abbandonato.
I carabinieri individuarono inoltre tracce di sangue e una pietra in cemento con presunte tracce ematiche, reperti che avrebbero poi assunto un ruolo centrale nelle indagini.
Le bugie dell’ex fidanzato e la svolta nelle indagini
Gli investigatori hanno ricostruito anche i momenti che hanno preceduto la scoperta del corpo. Dopo aver ascoltato Alessio Tucci, allora diciannovenne, i carabinieri confrontarono le sue dichiarazioni con le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona, accertando incongruenze nei suoi spostamenti.
Fu proprio questo lavoro di riscontro investigativo a far emergere le prime contraddizioni nel racconto del giovane e a indirizzare nuovamente le ricerche verso il casolare abbandonato, dove venne infine ritrovato il corpo della quattordicenne.
Il processo
Alessio Tucci è imputato per l’omicidio volontario pluriaggravato di Martina Carbonaro. La Procura gli contesta di aver ucciso la ragazza perché non accettava la fine della loro relazione. Dopo il delitto avrebbe nascosto il corpo sotto un armadio all’interno del casolare e, nelle ore successive, avrebbe persino partecipato alle ricerche della giovane insieme ai familiari e ai volontari, prima di confessare il delitto agli investigatori.
Nelle prossime udienze proseguiranno le testimonianze dei carabinieri che presero parte alle indagini, tra cui il comandante della stazione di Afragola, chiamato a ricostruire le fasi investigative che portarono all’individuazione del presunto responsabile.









