Si è svolta oggi, venerdì 17 ottobre, nella Basilica di Santa Giustina, a Prato della Valle, Padova, città scelta come sede dell’ultimo commiato, la cerimonia funebre dei tre carabinieri morti durante l’operazione di sgombero della palazzina a Castel D’Azzano.
I feretri, avvolti nel tricolore, sono stati accompagnati da fanfare militari e da un lungo applauso della folla presente sia dentro che fuori la basilica.
Tra i presenti alle esequie: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il Presidente del Senato Ignazio La Russa, il Presidente della Camera Lorenzo Fontana, numerosi ministri e autorità civili e militari.
Durante la cerimonia, Mattarella, visibilmente commosso, si è avvicinato personalmente ai familiari delle vittime portando loro conforto e un saluto del capo dello Stato. Il Presidente Mattarella ha stretto le mani ai parenti, con grande emozione.
Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, nell’orazione funebre ha affermato: “Il nome dei giusti non è scritto sulla sabbia, ma inciso nella roccia della memoria della Repubblica”.
Il rito è stato officiato da monsignor Gian Franco Saba, Ordinario militare per l’Italia, insieme ad altri sacerdoti militari. La cerimonia si è conclusa con la “Preghiera del carabiniere”, il “Silenzio” e gli onori militari resi agli agenti caduti.
Oltre ai tre caduti, diversi carabinieri sono rimasti feriti nell’esplosione. Due di loro versano in condizioni gravi: uno è ricoverato in terapia intensiva, l’altro presso il centro ustioni dell’ospedale Borgo Trento di Verona. Le fonti mediche segnalano tuttavia un miglioramento e una prognosi sciolta.
Il bilancio dell’operazione è pesante: almeno 27 persone coinvolte, tra militari, polizia e vigili del fuoco, alcuni con danni fisici dovuti al crollo e all’onda d’urto. Nel corso dei funerali, alcuni familiari hanno preso parola, ricordando le qualità dei loro cari: il figlio di Valerio Daprà ha dichiarato che suo padre aveva scelto “una strada fatta di coraggio, sacrificio e responsabilità”. Il padre di Davide Bernardello lo ha descritto come una persona “limpida, sincera e generosa”.
Il sacrificio di Marco Piffari, Valerio Daprà e Davide Bernardello richiama l’attenzione sull’esposizione al rischio quotidiano delle forze dell’ordine, anche nelle operazioni che, in apparenza, possono sembrare ordinarie come uno sgombero.
L’evento solleva molte questioni: il tema della sicurezza operativa, delle procedure e della valutazione preventiva dei rischi in interventi “sensibili”., l’importanza del riconoscimento istituzionale non solo attraverso cerimonie ma con politiche, dotazioni e formazione che possano prevenire simili tragedie, il valore del ricordo e della memoria pubblica, affinché il sacrificio di questi uomini non rimanga un momento mediatico ma diventi stimolo concreto per miglioramenti operativi e una cultura della responsabilità.











