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7 ottobre 1986: l’omicidio di Claudio Domino, un bambino di 11 anni

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
7 Ottobre, 2025
in Cronaca
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7 ottobre 1986: l’omicidio di Claudio Domino, un bambino di 11 anni
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Il 7 ottobre 1986 Palermo fu teatro di un crimine che scosse profondamente l’opinione pubblica: l’omicidio di Claudio Domino, un bambino di soli 11 anni, figlio del titolare di un’impresa di pulizie incaricata di sanificare l’aula bunker del carcere L’Ucciardone, dove si celebrava il primo maxi processo alla mafia. Quel giorno, un killer solitario, giunto a bordo di una moto di grossa cilindrata, gli sparò a bruciapelo un colpo in fronte, uccidendolo sullo stesso selciato dove stava giocando.

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Le prime indagini indicarono che i familiari del piccolo Claudio erano stati avvicinati dagli imputati o dai loro sodali per ottenere favori, come l’apertura di canali di comunicazione tra l’organizzazione e i detenuti. Di fronte a un rifiuto, la mafia decise di punire “il testimone involontario”. La decisione di uccidere un bambino fu presa in un summit mafioso, probabilmente il primo e unico nella storia in cui si deliberò un simile crimine. Il clan dei Graffagnino, trafficanti di eroina di San Lorenzo, ormai decimato da arresti e omicidi, scelse Claudio come capro espiatorio: erroneamente ritenuto responsabile dell’arresto di alcuni membri del clan da parte dei carabinieri.

Le dinamiche di quella mattanza rivelano la logica interna delle cosche: tre giorni prima dell’omicidio, Claudio aveva perso gli occhiali e, mentre giocava in strada, sarebbe stato percepito come un testimone dei traffici illeciti nei magazzini della borgata. Il 25 agosto 1986, la scomparsa di due giovani del clan Graffagnino, Sergio Di Fiore e Paolo Salerno, e l’arresto di altri quattro affiliati, accelerarono la decisione di vendetta contro la famiglia Domino.

Il killer, giovanissimo e solitario, eseguì l’ordine con fredda precisione. Il tribunale mafioso, coordinato da Totò Riina, ordinò di scoprire e punire i responsabili del delitto secondo il codice di Cosa Nostra: non si uccide un bambino senza il via libera della commissione. Nel corso dei mesi successivi, furono eliminati anche mandanti e complici: Salvatore Graffagnino scomparve il 20 dicembre 1986 e altri membri del clan vennero puniti, mentre il killer stesso fu probabilmente eliminato con una overdose di eroina.

Durante il maxi processo, l’omicidio di Claudio Domino scosse persino i boss detenuti: Giovanni Bontade, nel corso di un’udienza, condannò pubblicamente l’atto barbaro, sottolineando che colpire un bambino era controproducente per l’organizzazione e contro ogni regola interna. Anni dopo, il pentito Francesco Marino Mannoia confermò che l’uccisione del piccolo era stata decisa durante un summit della mafia come ritorsione e messaggio intimidatorio, segnando una delle pagine più cupe della storia di Cosa Nostra.

Oggi, la memoria di Claudio Domino resta simbolo dell’innocenza travolta dalla violenza mafiosa, e della brutalità con cui la criminalità organizzata tentava di proteggere i propri interessi, anche a costo di vite innocenti. Il suo nome rimane scolpito nella storia del maxi processo come monito sulla necessità di combattere la mafia e difendere le vittime innocenti della sua furia.

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