Una truffa sofisticata, che punta sull’uso della carta di pagamento in negozio, sta prendendo piede anche in Italia. In pratica, un cliente fa un acquisto presso un supermercato o un esercizio commerciale, tutto procede come se nulla fosse: l’importo è giusto, il POS funziona. Eppure, entro 24 ore, il malcapitato scopre un addebito extra — spesso di importi consistenti come 300 euro — che non risulta dalle transazioni reali.
Come funziona la truffa
Qesto tipo di frode avviene tramite:
1. Skimmer applicati al POS
Dispositivi illegali posti sopra o accanto ai terminali di pagamento (POS) che catturano i dati della carta (numero, scadenza, CVV). Questi dati vengono poi trasmessi a criminali che possono utilizzarli per fare acquisti online o creare carte clonate.
2. “White card”
Una carta che copia i dati magnetici da carte originali, permettendo ai criminali di usare quegli stessi dati per pagamenti fisici “in chiaro”. In questo scenario, il commerciante non è necessariamente complice — può essere vittima anche lui della manipolazione del POS.
La vittima non nota nulla di strano al momento del pagamento. L’anomalia emerge solo dopo, quando il conto corrente viene consultato e si scopre l’addebito fuori posto.
Come proteggersi
Per evitare di cadere in questa trappola, è bene seguire alcune pratiche di attenzione:
Prima di usare un POS in negozio, osserva se ci sono sporgenze strane o dispositivi agganciati sopra la tastiera o il display.
Se il POS sembra danneggiato, modificato o diverso dal solito, chiedi di usare un altro terminale.
Controlla regolarmente gli estratti conto della tua carta nei giorni successivi a un pagamento.
Attiva notifiche immediate (SMS, push) per ogni transazione: così saprai subito se c’è un movimento sospetto.
In caso di scoperta di un addebito inesistente, contatta la tua banca o istituto emittente per contestare la transazione.
Usa carte “virtuali” monouso o carte con limiti bassi per acquisti di importo contenuto, quando possibile.











