Si è spento oggi, sabato 4 ottobre, all’età di 88 anni Gianni Punzo, figura di spicco nell’economia campana e italiana, il cui lascito tocca settori come la logistica, il commercio all’ingrosso e il trasporto ad alta velocità.
Nato a Napoli, Punzo iniziò la sua carriera nel mondo imprenditoriale partendo dal settore tessile, ereditando l’esperienza familiare. Nel corso degli anni la sua visione lo spinse verso iniziative che avrebbero avuto un impatto forte sullo sviluppo economico del Mezzogiorno.
Tra i suoi contributi più rilevanti: fu tra i fondatori del CIS di Nola (Centro Ingrosso Sviluppo), progetto che negli anni è divenuto uno snodo importante per il commercio all’ingrosso nel Sud. Nel 1987 promosse la finanziaria CISFI, che diede impulso all’Interporto Campano, infrastruttura logistica intermodale strategica per la regione. Fu anche tra i fondatori della Banca Popolare di Sviluppo. In campo ferroviario, partecipò alla creazione di NTV / Italo, rompendo il monopolio storico delle Ferrovie dello Stato nell’alta velocità italiana, assieme a Luca di Montezemolo e Diego Della Valle. La sua carriera imprenditoriale testimonia una visione integrata fra logistica, trasporto e sviluppo territoriale.
Punzo non si limitò al solo mondo dell’economia: fu anche vicepresidente del Napoli nel periodo d’oro del club durante la presidenza di Corrado Ferlaino, negli anni in cui Maradona vestiva la maglia azzurra e la squadra conquistava due scudetti. Questo ruolo testimonia la sua lungimiranza e il desiderio di contribuire anche alla crescita culturale e sportiva della sua città.
La vita imprenditoriale di Punzo non è stata immune da momenti complessi: negli anni ’90 fu coinvolto in un’inchiesta con accuse di associazione a delinquere e favori legati alla criminalità organizzata. Successivamente, parte delle accuse furono derubricate (favorimento e prescrizione). Questi passaggi della sua vita hanno suscitato dibattiti e ombre, ma non hanno scalfito la sua eredità nel panorama imprenditoriale del Sud Italia.
La morte di Gianni Punzo è una perdita significativa per l’imprenditoria meridionale. Il suo modello — fatto di visione territoriale, investimenti in infrastrutture e capacità di aggregazione — resta un riferimento per chi crede nello sviluppo del Sud.











