La Seconda Sezione della Corte d’Appello di Napoli, dopo una lunga camera di consiglio durata diverse ore, ha assolto Marino Crescenzo dall’accusa di essere stato il capo del clan Marino e di aver ereditato il “trono” lasciato dal padre Marino Gennaro detto o’mekkey.
Il processo che ha visto coinvolto Marino ha assunto negli ultimi tempi una rilevanza mondiale attesi i rapporti di fraterna amicizia che intercorrono tra il Marino ed il noto rapper Geolier.
Numerosi infatti sono stati gli articoli di giornale e i contenuti pubblicati sui social media (soprattutto dopo la partecipazione di Geolier al festival di Sanremo) con i quali si rimarcava il legame di fraterna amicizia intercorrente tra i due giovani.
Un’amicizia mai celata dallo stesso Geolier che più volte ha citato l’amico nei testi delle proprie canzoni come nella canzone “nun sacc’ perdere” contenuta nell’album “Dio Lo sa Atto III”, nella quale il rapper canta “tenevo vent’anni a dic’anni, Cresc- ha pigliato diec’anni Pecciò, si sto vincendo nun esulto maje chiu e tanto”.
Oggi, finalmente, dopo un processo durato diversi anni, grazie al brillante lavoro svolto dal collegio difensivo formato dagli avvocati Luigi Senese, Saverio Senese ed Emilia Granata (dello studio dell’avvocato Luigi Senese) anche Geolier può esultare perché il suo amico (dopo essere stato condannato a 10 anni in primo grado) è stato assolto con formula piena.
Un lavoro fondamentale quello svolto dalla difesa che, nonostante numerose intercettazioni e le dichiarazioni dei collaboratori di Giustizia sopraggiunte nel corso del procedimento di primo grado, è riuscita a smontare la tesi accusatoria e a dimostrare l’innocenza del Marino Crescenzo che oggi ritorna libero.










