La Roma, dopo la tragedia a luglio della morte del figlio dell’ex portiere Julio Sergio, intorno a cui si è stretta la squadra, approccia l’autunno 2025/2026 con un miscuglio di fiducia, ambizione e qualche interrogativo sospeso. Con Gian Piero Gasperini al timone, la squadra ha cominciato ad imprimere un’identità chiara: pressing alto, attenzione al centrocampo, equilibri difensivi più solidi. I risultati iniziali mostrano che la Roma non è più il club che arrancava sotto stress nei momenti chiave; c’è una solidità di base che permette di sognare un po’ più in grande.
In Serie A, i segnali sono incoraggianti: la Roma non è imbattibile, ma si posiziona tra le squadre che possono lottare con continuità per le posizioni che contano, non solo per restare nella top-5 ma per inserirsi nella corsa vera per la Champions. I numeri confermano che la squadra ha migliorato rendimento e coesione, specie nei match contro avversari di media forza, riuscendo spesso a imporre il gioco e a limitare gli errori nei dettagli.
Quanto all’Europa League 2025/26, le possibilità della Roma sono buone, non solo sulla carta ma anche per come sta dimostrando di poter correre su più fronti. Secondo le previsioni di Opta, la formazione giallorossa ha circa il 12,8 % di chance di vincere il torneo: non è favorita assoluta, ma è nella fascia di squadre con reali opportunità.
Non solo: la Roma ha anche una probabilità relativamente alta di arrivare ai quarti, alle semifinali, e perfino di giocarsi la finale, se riuscisse a mantenere la continuità nelle prestazioni.In autunno, tutto dipenderà da alcune variabili chiave: gestione delle partite ravvicinate, salute dei giocatori, capacità di Gasperini di tenere alta la motivazione anche quando la pressione sale. Se la Roma riuscirà a fare bene in questa fase, potrà consolidarsi come protagonista non solo in Italia ma anche in Europa.
Il fenomeno Koné
Quando si parla di Manu Koné, non si parla più solo di potenzialità: il francese sta emergendo come uno dei centrocampisti più completi della Serie A, e forse d’Europa. Arrivato ormai con l’aspettativa di contribuire in modo significativo, sta superando le attese per continuità, impegno, visione di gioco e capacità atletica.
Koné combina qualità difensive e attive: recupera palloni, rompe linee, copre gli spazi, ma allo stesso tempo dimostra di saper partecipare alla costruzione offensiva. In match come Roma – Porto (nel corso dell’Europa League 2024-25) è stato definito “dominante” a centrocampo, capace di cambiare ritmo, aiutare in entrambe le fasi, di dar respiro alla squadra. In campionato, nelle partite in cui la Roma ha mostrato maggiore compattezza, Koné è sempre stato uno dei punti fermi: non solo per quanto alza il livello della pressione sul portatore di palla, ma anche per la lucidità nel momento di uscire con verticalizzazioni o passaggi che dischiudono superiorità numerica.
Si può dire che abbia raggiunto una maturazione che pochi avevano previsto così presto. Non è ancora perfetto, in certi momenti soffre se la squadra viene messa sotto pressione alta, o se deve dosare energie nei picchi di intensità, ma il progresso è tangibile, il suo contributo sta diventando imprescindibile.
E la domanda che molti tifosi e commentatori si pongono è: è il centrocampista più completo della Serie A? Non è una provocazione da poco. Se consideriamo tutti i parametri (tecnica, lettura del gioco, capacità fisica, resistenza, abnegazione difensiva, inserimenti offensivi) Koné è certamente nella partita. Al momento conviene forse dire che è uno dei top, forse il più equilibrato, ma non si può ancora con certezza sovrastarlo da tutti gli altri, perché la concorrenza è forte (pensiamo a chi ha l’esperienza, le coppe, il carisma, ecc.). Però il percorso che sta facendo è storia che si sta scrivendo in tempo reale, e guardarlo crescere è entusiasmante.
Prospettive e sfide: crescere per diventare grande
Guardando avanti, la Roma ha davanti un autunno che può essere spartiacque. Nei prossimi mesi le sfide si moltiplicheranno: impegni italiani e europei, testa al turnover, gestione degli infortuni, pressione psicologica. Qui le giocate tattiche e le decisioni di Gasperini saranno decisive: quando rilanciare giocatori stanchi, quando osare cambi, quando proteggere il risultato. E ogni momento servirà per forgiare la mentalità da grande squadra.
Per la Roma, l’obiettivo realistico è duplice: affermarsi stabilmente tra le prime quattro in Serie A, e andare avanti il più possibile nell’Europa League, magari puntando a semifinali o finale, se non proprio al trofeo. Ma oltre il risultato, ciò che conta davvero è mantenere la coerenza: coerenza nel sistema di gioco, nei principi, nella fame. È da lì che si costruisce un’identità solida, che rimane anche quando le partite difficili sembrano tutte contro.











