Quella notte, Davide Bifolco, 16 anni, si trovava in sella a uno scooter insieme a due amici nel Rione Traiano, periferia occidentale di Napoli. Una pattuglia di carabinieri li intercetta, credendo – erroneamente – di avere davanti un latitante, Arturo Equabile. Inizia un inseguimento: i ragazzi scappano, temendo una multa o il sequestro (lo scooter era sprovvisto di assicurazione), e la volante li sperona, provocando la caduta. Mentre Davide cerca di rialzarsi, viene colpito da un colpo di pistola al petto esploso da uno dei carabinieri, l’appuntato Gianni Macchiarolo, che affermerà che si sia trattato di un incidente: il colpo sarebbe partito accidentalmente perché aveva perso l’equilibrio.
La scena fu gestita in modo problematico: l’ambulanza rimase sul posto per circa 50 minuti, venne trascurata la sagomatura del cadavere e l’area fu compromessa, ostacolando le indagini tecniche. Le testimonianze dei presenti respingono la versione ufficiale degli agenti e sostengono che Davide era inerme, senza armi, e che l’agente abbia sparato deliberatamente. Il bossolo non fu mai ritrovato.
Nel 2016, in primo grado, Macchiarolo è condannato per omicidio colposo a 4 anni e 4 mesi. Nell’autunno del 2018 la pena è stata ridotta a 2 anni con sospensione. La decisione suscita proteste da parte della famiglia: “due anni, neanche se avesse ucciso un cane” dirà il padre.
Nel 2024 – a dieci anni dal fatto – diversi articoli rilanciano la vicenda, denunciando l’assenza di giustizia piena. Nel rione Traiano nascono iniziative culturali, sportelli di supporto, festival e percorsi di comunità per mantenere viva la memoria e contrastare l’abbandono istituzionale.
Nel 2019, il regista Agostino Ferrente realizza il documentario Selfie, in cui adolescenti del Rione Traiano si raccontano usando uno smartphone. Nel film, emergono riflessioni sulla vita quotidiana nel quartiere e la tragedia di Davide, ucciso “scambiato per un ricercato in fuga”.
La morte di Davide Bifolco rimane uno dei casi simbolo di violenza istituzionale non chiarita. Le indagini, le reazioni giudiziarie e il ricordo collettivo tracciano un percorso doloroso ma essenziale. Attraverso riflessione, mobilitazione e narrazioni, la città – e lo stesso Rione Traiano – ripongono la sua storia nel cuore della memoria civica.










