Ennesima nottata di disagi per gli abitanti del rione De Gasperi di Ponticelli, stavolta non per volere della camorra, ma per effetto dell’ennesimo guasto al datato impianto idrico.
Centinaia di famiglie lasciate a secco d’acqua in piena notte: come puntualmente accade nel rione quando si ripresenta questo tipo di problema, i tecnici di Napoli Servizi chiudono la chiave generale per evitare sprechi, in attesa dell’intervento finalizzato a ripristinare la normalità che nel rione è sempre più sinonimo di degrado e abbandono.
Anche in questa occasione si tratta di un danno di grossa portata, ma non è solo questo a preoccupare i residenti, ormai tristemente abituati a fare i conti con l’impossibilità di usufruire di acqua corrente, anche in piena estate. Non ci sono certezze circa i tempi previsti per riparare il danno.
Stamane, la chiave generale dell’impianto idrico è stata aperta per qualche ora, solo per consentire alle famiglie di fare provviste d’acqua utili ad arginare i disagi scaturiti dall’ennesima emergenza.
Numerosi residenti, stamattina sono stati costretti a recarsi sul posto di lavoro senza avere la possibilità di fare una doccia.
Malgrado l’autunno sia dietro l’angolo e il clima è ancora decisamente estivo, le criticità legate all’ormai obsoleto impianto idrico non conoscono stagioni. Tubature ultradatate che continuamente cedono, generando consistenti perdite d’acqua. In più occasioni i residenti sono stati costretti a trascorrere diversi giorni senza poter usufruire dell’acqua corrente.
E’ solo uno dei tanti disagi che concorrono a rendere la quotidianità invivibile in uno dei plessi di edilizia popolare più datati dell’intera città di Napoli. Costruito nel secondo dopoguerra, il rione doveva garantire un alloggio temporaneo agli sfollati, ai sopravvissuti. E invece, da oltre mezzo secolo, rappresenta l’unica soluzione abitativa per centinaia di famiglie, molte delle quali in possesso dei requisiti per ambire all’assegnazione di un alloggio popolare. Con il piano di assegnazione e abbattimento fermo al palo e vanificato dall’occupazione degli alloggi che erano stati sgomberati, nel rione imperversa un dilagante stato di abbandono, incuria e degrado. Non potrebbe essere diversamente, in assenza dei più basilari interventi di manutenzione ordinaria. Una situazione più che critica che non riguarda solo l’impianto idrico, ma anche quello fognario. In quest’ultimo caso, le tubature usurate in più punti rilasciano un vero e proprio fiume di liquami che attraversa il sottosuolo del rione, rappresentando una concreta minaccia per la stabilità del suolo. Un pericolo tangibile e sotto gli occhi di tutti, da decenni ignorato, malgrado la tangibile possibilità che quella criticità possa determinare il cedimento del suolo e il conseguenziale crollo di qualche edificio.
La situazione che imperversa nel rione è un esempio emblematico e tangibile dei danni arrecati dal solido connubio che imperversa in quella sede da oltre mezzo secolo e che vede la camorra andare a braccetto con la malapolitica e il menefreghismo istituzionale.
Un rione, uno dei tanti, che torna in auge solo alla viglia delle elezioni. Solo quando i cittadini stanno per essere chiamati alle urne, si registra la puntuale e tempestiva attenzione nel risolvere i problemi, ordinari e straordinari, proprio come è accaduto nelle settimane precedenti che hanno visto il rione ospitare una serie di interventi finalizzati a ripristinare una parvenza di decoro. Un percorso di riqualifica che probabilmente è destinato a subire una battuta d’arresto, in vista dello slittamento delle prossime elezioni amministrative al 2027.
L’unico dato certo è il disagio che scandisce le vite dei residenti in zona, costretti a fare i conti con molteplici criticità. Pur consapevoli che di qui a poco l’ennesimo guasto verrà aggiustato e potranno tornare a usufruire dell’acqua corrente, gli abitanti del rione sanno che di qui a poco potrebbe sopraggiungere un altro intoppo e ritrovarsi nuovamente nella stessa situazione. Una condizione figlia dell’impossibilità di risolvere il problema a monte ipotizzando di rimpiazzare il datato impianto idrico con uno ex novo, proprio perché il rione – sulla carta – è destinato da decenni all’abbattimento, seppure il progetto continui a restare un bozzetto su carta.
Una realtà amara, quella nella quale vivono prigioniere centinaia di famiglie, un incubo senza fine dal quale non si intravede uno spiraglio di speranza.










