Le forze israeliane hanno intensificato i loro attacchi nelle periferie di Gaza Città, in preparazione a un’invasione su vasta scala. Decine di migliaia di civili sono fuggiti, ma fino a un milione rimarrebbe intrappolato, terrorizzato e incerto sul futuro. L’argomentare della “anarchia” nel ritiro delle tregue quotidiane ha aggravato ulteriormente la crisi.
Un comitato delle Nazioni Unite ha denunciato che oltre 21.000 bambini sono rimasti gravemente inabili a causa della guerra. Scuole, cliniche e rifugi sono stati distrutti dagli attacchi israeliani. Numerosi civili sono morti di fame, e le evacuazioni si complicano per via delle precarie condizioni logistiche e infrastrutturali.
Secondo il Programma Alimentare Mondiale (WFP), donne e bambini affrontano una fame diffusa. L’ONU ha dichiarato una carestia nell’area più popolosa di Gaza, descrivendo la situazione come una “catastrofe umanitaria” in crescita.
Un piano controverso trapelato prevede che gli Stati Uniti amministrino Gaza per almeno un decennio dopo il conflitto. Il progetto includerebbe la ricostruzione dell’enclave, la creazione di zone di transito umanitarie e incentivi economici per i residenti sfollati, tra cui sussidi e incentivi monetari. Il Gaza Humanitarian Foundation (GHF) supervisionerebbe tutto il processo. Tuttavia, molti vedono nella proposta implicazioni pericolose di trasferimento coercitivo della popolazione.
L’intensificarsi delle operazioni ha portato a tagli alle forniture di acqua ed elettricità, contribuendo a esasperare una popolazione già al collasso. Le agenzie umanitarie denunciano un blocco completo in molte aree, compreso l’accesso alle aree più vulnerabili.
Numerosi governi, compresa l’Italia, hanno chiesto la fine immediata del conflitto. Il Segretario Generale dell’ONU e il Comitato per i Diritti del Popolo Palestinese hanno definito la crisi un fallimento morale della comunità internazionale, denunciando che Gaza sta diventando il simbolo dell’arretramento del diritto umanitario internazionale.










