Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania ha dichiarato illegittime le ordinanze del Prefetto di Napoli Michele Di Bari che prevedevano il divieto di stazionamento e l’allontanamento forzato per chi fosse considerato potenzialmente pericoloso nelle cosiddette “zone rosse” della città, come Chiaia, Vomero, Decumani e Piazza Garibaldi, estese anche ad alcuni comuni della provincia.
Secondo il TAR, le misure erano prive dei presupposti di emergenza eccezionale necessari per giustificare il ricorso a poteri straordinari prefettizi; sono state impiegate in modo reiterato, passando da un regime temporaneo di tre mesi a una proroga di nove mesi, con la prospettiva di ulteriori estensioni, limitando così la libertà di circolazione garantita dalla Costituzione; non erano misure eccezionali, ma rispondevano a problemi ordinari di ordine pubblico, tipici di una grande città caratterizzata da tensioni sociali e alta densità turistica, che avrebbero dovuto essere gestiti con strumenti ordinari della legalità amministrativa.
Ad attivare il contenzioso sono stati il gruppo di legali guidato dagli avvocati Andrea Chiappetta e Stella Arena, insieme agli esponenti locali Chiara Capretti e Pino De Stasio, consiglieri della Seconda Municipalità di Napoli.
Il team legale ha sottolineato che la decisione rappresenta una vittoria dello Stato di diritto, affermando che “il potere straordinario non può diventare regola ordinaria” e che nessuna direttiva ministeriale dovrebbe derogare ai principi costituzionali di uguaglianza, legalità, presunzione di innocenza e proporzionalità.
I consiglieri municipali hanno commentato che il TAR ha restituito visibilità al diritto e alle istituzioni locali, opponendosi a un uso emergenziale come pretesto e marginalizzazione del confronto democratico.
La Prefettura di Napoli ha annunciato che impugnerà la sentenza presso il Consiglio di Stato, sostenendo che la misura era efficace per fronteggiare fenomeni critici come risse o tensioni legate alle baby gang.
La sentenza del Tar che boccia la proroga delle ‘zone rosse’ istituite dal prefetto di Napoli “sarà prontamente appellata innanzi al Consiglio di Stato”.
E’ quanto trapela da una nota della prefettura nella quale si sottolinea che sono “provvedimenti che consentono l’allontanamento di soggetti molesti e dediti ad attività illecite da zone connotate da degrado e criminalità, con i quali, in modo proporzionato ed equilibrato e col minor sacrificio possibile degli interessi concorrenti, sono state definite zone ad accesso limitato, a tutela della sicurezza urbana, coniugando la libertà di circolazione con la sicurezza e l’ordine pubblico”.
“I provvedimenti adottati dal prefetto – si legge nella nota – erano scaturiti da decisioni, peraltro condivise con i sindaci e talvolta richieste dagli stessi, assunte in seno ad apposite sedute del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, nel corso delle quali si era dato atto che le zone rosse corrispondono a luoghi particolarmente esposti al rischio criminogeno e, in quanto tali, necessitano di misure ulteriori, di pronta attivazione, adeguate alla piena agibilità e fruibilità dello spazio pubblico da parte dei cittadini”.
Peraltro, “nelle riunioni del Comitato, era stata fissata una durata limitata di efficacia del dispositivo, collegato a specifiche esigenze di cautela, indicando le ragioni straordinarie che ne legittimavano l’adozione; erano state individuate le aree, estremamente limitate nel loro perimetro e collegate ad episodi di movida violenta e molesta, risse, significativa incidenza di fenomeni di degrado o aggressioni per futili motivi, atti di vandalismo, consumo eccessivo di alcool e inquinamento acustico, e criminalità diffusa, in particolare con riferimento di reati contro il patrimonio, contro la persona, in materia di stupefacenti e armi; erano, anche, stati individuati i destinatari delle misure di controllo nei soggetti che, già segnalati per determinati reati, assumono atteggiamenti “aggressivi, minacciosi o insistentemente molesti”.
“Tale era il presupposto delle proroghe oggetto del contenzioso definitosi con la sentenza in esame, che sarà prontamente appellata innanzi al Consiglio di Stato”, conclude la nota.











