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Antonio Ammaturo: il commissario che sfidò la camorra e le Brigate Rosse

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
15 Luglio, 2025
in Cronaca
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Antonio Ammaturo: il commissario che sfidò la camorra e le Brigate Rosse
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Napoli, 15 luglio 1982: un commando armato apre il fuoco nel cuore della città. Muore il vice questore Antonio Ammaturo, insieme all’agente Pasquale Paola. Un attentato firmato dalle Brigate Rosse, ma il contesto è molto più oscuro e complesso. È l’inizio di uno dei misteri più inquietanti della storia repubblicana.

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Antonio Ammaturo nasce a Contrada, in provincia di Avellino, nel 1925. Laureato in giurisprudenza, entra nella Polizia di Stato negli anni Cinquanta. Dopo esperienze in diverse questure del Sud e del Nord Italia, viene nominato capo della Squadra Mobile di Napoli, dove diventa una delle figure più temute dalla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo.

Non è un poliziotto qualsiasi: è un uomo integerrimo, temerario, dotato di intuito investigativo e grande rigore morale. Coordina arresti importanti, smantella fiancheggiatori, scopre legami tra clan e potere locale. Per questo, viene considerato un nemico giurato sia dal crimine organizzato che da alcuni ambienti “deviati” dello Stato.

Il 15 luglio 1982 Ammaturo si reca al lavoro, come ogni giorno, a bordo della sua auto. Un gruppo di militanti delle Brigate Rosse, armati e mascherati, lo attende all’incrocio tra piazza Nicola Amore e corso Umberto. Aprono il fuoco con mitra e pistole. Il commissario e il suo agente cadono sotto i colpi.

Le BR rivendicano il delitto con una motivazione ideologica: Ammaturo sarebbe stato un “servo del potere” che perseguitava i proletari. Ma qualcosa non torna. Alcuni colleghi e magistrati cominciano a sospettare che dietro il suo omicidio ci sia molto di più.

Nei mesi precedenti all’attentato, Ammaturo stava indagando su un dossier riservato: il rapimento di Ciro Cirillo, politico della Democrazia Cristiana sequestrato dalle BR e liberato grazie a una presunta trattativa tra lo Stato e la camorra. Il commissario aveva intuito l’esistenza di un patto oscuro tra servizi segreti, criminalità e poteri politici.

Per molti, fu proprio questa inchiesta a condannarlo. Alcuni pentiti, come Carmine Schiavone e Pasquale Galasso, raccontarono che Cutolo non perdonava l’interferenza di Ammaturo nei suoi affari. Il sospetto è che la camorra abbia lasciato fare alle BR o persino facilitato l’attentato.

Ammaturo ha ricevuto numerose onorificenze postume, tra cui la medaglia d’oro al valor civile. A lui sono state intitolate vie, piazze e sale istituzionali. Eppure, la sua figura resta spesso oscurata dalla nebbia dei non detti, degli archivi secretati e delle verità “inconfessabili”.

Il suo sacrificio rappresenta non solo la lotta a due fronti – contro il terrorismo rosso e la mafia – ma anche il prezzo pagato da chi non ha piegato la schiena davanti ai compromessi.

La storia del commissario Ammaturo non è solo un episodio di cronaca nera: è un capitolo centrale della storia italiana. È la prova che in certi momenti, servitori dello Stato pagano con la vita il coraggio di voler cambiare davvero le cose.

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